Israele: perché il prossimo scontro con Hezbollah potrebbe avvenire in Siria

(AGI) – Beirut, 24 lug. – Il cessate il fuoco – che include delle zone di de escalation al confine siriano con Giordania e Israele – mediato da Russia e Stato Uniti lo scorso 7 luglio, per alcuni giorni è stato seguito da una situazione di relativa calma nel sud della Siria, dopo che nei giorni precedenti erano invece aumentati gli scontri tra fazioni ribelli e milizie affiliati a Damasco. Il sud della Siria, però, è strategicamente troppo importante per far sì che una tregua regga: troppo gli interessi in gioco, non ultimi quelli di Hezbollah (e di riflesso dell’Iran, che conta sull’area per far arrivare munizioni al movimento sciita) e di Israele.
Ed è infatti qui, forse più che nel “tradizionale” sud del Libano, che la prossima guerra tra Israele ed Hezbollah – i cui venti negli ultimi tempi si sono intensificati – potrebbe svolgersi.
Nel sud della Siria gli insorti contro il regime di Assad sono raggruppati sotto l’ombrello del Fronte meridionale, che include dozzine di gruppi che combattono i lealisti. Nel sud della Siria, a Yarmouk, c’è anche un affiliato dello Stato islamico, il Jaish Khalid Ibn Walid. Dall’altra parte della barricata combattono varie milizie filo iraniane, prima tra tutte Hezbollah, ma anche battaglioni iracheni (brigate al Nujaba) e afghano (Liwa Fatemiyoun).
Il cessate il fuoco russo-americano è stato rigettato dalle fazioni qaediste di Jabhat Fatah al Sham. Esiste poi la possibilità che gradualmente gli interessi di Damasco (insieme a Mosca) e quelli di Teheran divergano sempre di più, dato che i secondi sono interessati alla continuità territoriale e amministrativa per arrivare nel sud del Libano, mentre i primi hanno la priorità della tregua, previa accettazione di una condivisione amministrativa del confine con la Giordania con le opposizioni.
Israele si è da qualche tempo inserito nelle pieghe della complessità di questa area, sullo sfondo di crescenti tensioni con Damasco, con Hezbollah e di riflesso anche con il Libano (il cui presidente Michel Aoun è un alleato del partito di Dio): lo scorso 23 aprile un aereo da guerra israeliano ha ucciso una decina di soldati siriani nei pressi di un deposito di armi nella provincia di Quneitra, oltre ad aver colpito alcune altre postazioni sulle alture del Golan sotto il controllo di Tel Aviv. Esattamente due mesi dopo, lo scorso 23 giugno, Israele ha ripetuto l’azione (almeno la quinta in territorio siriano nell’ultimo anno) a Quneitra contro dei convogli lealisti.
“La recente intesa russo-americana-giordana che ha portato al cessate il fuoco nel sud della Siria è funzionale sia agli interessi di Amman che di Tel aviv, volti a tenere lontani gli iraniani e le loro milizie affiliate dal confine siro-giordano e dalle alture del Golan”, spiega Avi Melamed, analista dell’Eisenhower Institute intervistato da Al Monitor.
Hezbollah e l’Iran hanno invece investito molto sul dispiegamento di forze nel sud della Siria. La regione ospita comunità molto diverse – sunniti, cristiani, drusi – ed è in una posizione altamente strategic, prossima alle alture del Golan occupate da Israele. “Il sud della Siria è la porta d’accesso a Damasco, che è molto importante per Hezbollah. Inoltre, è una zona utile per la gestione del conflitto Israelo-palestinese”, spiega Kassem Kassir, esperto del movimento sciita.
L’Iran non è il solo paese a tentare di rafforzare la propria rete in quest’area. Anche Israele stesso sta perseguendo obiettivi speculari: secondo Syria Deeply, Tel aviv ha a lungo lavorato all’istituzione di safe zones intorno alla linea di demarcazione delle Alture occupate. Inoltre, ha sostenuto alcune fazioni dell’Esercito libero siriano, le Liwa Fursan al Joulan, oltre a offrire cure mediche nei suoi ospedali ad alcuni ribelli nell’area. Perché al di là dei rapporti con il mondo arabo sunnita, per Israele la priorità assoluta è tenere l’Iran lontano dalle Alture del Golan, che secondo Avi Melamed potrebbe servire da base strategica per lanciare attacchi sullo Stato israeliano.
La Russia per ora sembra un parziale garante di questo equilibrio precario: la scorsa settimana ha dispiegato nell’area circa 400 uomini come forza di interposizione. Secondo Rami Abdul Rahman dell’Osservatorio siriano per i diritti umani, il 19 luglio scorso reparti di Hezbollah si sarebbero ritirati dal sud del Libano, anche se ciò potrebbe essere spiegato anche dal fatto che quelli erano i giorni in cui l’Esercito libanese – assieme a Hezbollah – stava iniziando la feroce offensiva (tuttora in corso) contro Isis e al Nusra ad Arsal, città nell’est del Paese dei cedri, vicino al confine siriano.
Secondo Mona Alami del Rafic Hariri Middle east center, l’agenda russa e quella iraniana divergono sempre di più: a marzo, le brigate irachene e filo-iraniane Al Nujaba hanno annunciato la formazione di una forza militare per “liberare le alture del Golan”, una situazione che ha maldisposto Tel aviv nei confronti dell’accordo di cessate il fuoco russo-americano. Insomma, se un conflitto aperto tra Hezbollah (e l’Iran, indirettamente) e Israele è una possibilità concreta, il campo di battaglia più probabile – al netto della possibilità che la Russia agisca da mediatore – sembra poter essere proprio quest’ area, crocevia di interessi compositi e contrastanti. (AGI) Lorenzo Forlani (LBY)
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