MO: scambio tra gulenisti e ikhwan, la proposta di Abu Dhabi ad Ankara

(AG) – Beirut, 18 lug. –  Una proposta concreta, quella fatta recapitare da Abu Dhabi ad Ankara all’indomani della crisi del Golfo. Secondo quanto scrive Kenan Akin, del quotidiano turco Yenicag, un funzionario emiratino avrebbe proposto ai suoi omologhi turchi uno scambio: la Turchia dovrebbe consegnare agli EAU nove membri della Fratellanza musulmana di nazionalità emiratina, rifugiatisi in Turchia; Abu Dhabi, in cambio, sarebbe disposta a consegnare ad Ankara alcuni gulenisti, accusati dal governo turco di aver organizzato il tentato golpe dell’estate 2016.
“In Turchia ci sono nove terroristi che sono nostri cittadini, lavorano per la Fratellanza e li rivolgiamo indietro. Il dott. Hakan Fidan (capo dell’intelligence turca, ndr) sa benissimo chi sono”, ha detto Abdullah Sultan al Nuaimi, del ministero degli Esteri di Abu Dhabi.
Il funzionario emiratino avrebbe aggiunto anche di non avere alcun problema con la base militare turca in Qatar, la cui chiusura nei giorni scorsi era stata inserita tra le richieste dei paesi del Golfo nei confronti del Qatar, per poter revocare così il blocco. Così come Abu Dhabi (e gli altri paesi del Golfo) hanno designato la Fratellanza musulmana come gruppo terroristico, lo stesso ha fatto Ankara con i seguaci di Fetullah Gulen, predicatore turco che vive negli Stati Uniti e che guida il movimento Hizmet (il servizio).
“La Fratellanza musulmana è per noi quello che i Gulenisti sono per la Turchia. Non abbiamo obiezioni in merito. Il problema riguarda la posizione (di Ankara) sulla Fratellanza. Vogliamo sbarazzarci dei terroristi”, ha commentato al Nuaimi, aggiungendo che gli Emirati Arabi Uniti come segno di “buona volontà” avrebbero già arrestato e riconsegnato alla Turchia due generali gulenisti che erano transitati per Dubai. “Ci aspettiamo da Ankara la stessa sensibilità”.
Gli Emirati Arabi Uniti costituiscono un hub di transito per i voli per l’Africa e l’Asia, e il movimento gulenista avrebbe una presenza forte nell’Africa orientale e meridionale, oltre che nell’estremo oriente. Le autorità turche alcune settimane fa – senza fare nomi, ma quello degli Emirati sembra il più papabile, menzionato in seguito dal giornalista filo-governativo Mehmet Acet – hanno sostenuto che un paese del Golfo avrebbe fornito sostegno al tentativo di golpe del 15 luglio 2016. Mehmer Acet sostiene che Abu Dhabi avrebbe fornito aiuti finanziari per 3 miliardi di dollari ai golpisti.
In seguito al golpe egiziano del 2013, molti membri e sostenitori della Fratellanza sono stati arrestati o uccisi, e più di un migliaio hanno lasciato il Paese. Un buon numero ha trovato ospitalità in Turchia, dove ad esempio a Istanbul vive nel quartiere di Yenibosna, nella parte occidentale della città. La Turchia ospita anche membri dell’opposizione siriana, compresi quelli afferenti all’orbita della Fratellanza.
Paesi come Arabia Saudita, EAU e Bahrain guardano con preoccupazione ai movimenti islamisti di carattere popolare come i Fratelli Musulmani, e in essi vedono una minaccia concreta al loro potere dinastico. Per questo motivo hanno sostenuto il colpo di Stato guidato dal generale Al Sisi in Egitto nell’estate 2013. Dal canto loro, Turchia e Qatar hanno sempre sostenuto movimenti popolari di ispirazione religiosa, e si sono opposti al suddetto golpe. Anche per questo motivo Ankara ha subito dichiarato la sua vicinanza a Doha con l’esplodere della crisi nel Golfo. Il prossimo 23 e 24 luglio il presidente turco Recep Tayyip Erdogan è atteso in Arabia Saudita, in Qatar e in Kuwait per cercare una mediazione. (AGI) LBY
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