Baalbek, la perla della Beqaa minacciata dai jihadisti

https://www.agi.it/estero/perch_in_libano_i_siti_archeologici_resistono_alla_furia_dellisis-1907669/news/2017-07-02/

Beirut, 10 giu. – Tra Siria e Iraq ci sono nove siti archeologici classificati come Patrimonio dell’Unesco, che diventano dieci se si include la cittadella di Erbil, nel Kurdistan iracheno. In Siria sono conosciuti sopratutto il Crac de Chevaliers e il Castello di Saladino, le cittadelle di Aleppo e Damasco, l’antica città di Bosra con il suo maestoso anfiteatro, Palmira. In Iraq ci sono la città assira di Ashur (e quella di Nimrud), l’antica città di Hatra e Samarra.

Questi siti non hanno – o non avevano – solo l’impressionante bellezza ad accomunarli: tutti e nove, infatti, sono stati distrutti o pesantemente danneggiati dalla furia iconoclasta dell’Isis (che si finanzia anche attraverso il traffico illegale di reperti archeologici), oppure coinvolti negli scontri armati tra Esercito siriano e formazioni ribelli (come nel caso di Bosra e del Crac de Chevaliers, danneggiato dalle truppe di Assad). Nessuna eccezione.
In Libano – posto al margine ovest di quel “Levante” (e non solo) che l’Isis vorrebbe conquistare, di siti Patrimonio dell’Unesco ce ne sono altri cinque, compresa la Foresta dei Cedri. Il più importante in assoluto – e tra i più imponenti e meglio conservati dell’intera regione – è sicuramente Baalbek, nella valle della Beqaa.
Baalbek si trova in linea d’aria a 200 km dalle rovine di Palmira, devastate nel 2015 dagli uomini di Al Baghdadi, e a soli 70 km da Qusayr, la città siriana vicina al confine col Libano. Qusayr è famosa perché nel maggio 2013 vide l’ingresso ufficiale di Hezbollah nel conflitto siriano, a fianco delle truppe di Assad e contro i qaedisti di Jabhat al Nusra e Jaish al Horr.
Fu proprio alla fine della battaglia di Qusayr – durata circa un mese e culminata con l’affermazione del Partito di Dio – che la guerra in Siria penetrò in Libano. Più precisamente, proprio a Baalbek, colpita il 6 giugno 2013 da un colpo di mortaio di “rappresaglia” sparato dai reparti ribelli. Da quel momento, il Tempio di Bacco e quello di Giove non sono più al sicuro, e nei loro pressi è possibile udire il rumore delle artiglierie in azione poco lontano.
La città a maggioranza sciita di Baalbek, infatti, oltre ad ospitare le antiche rovine e la più grande roccia megalitica al mondo (l’Hajar el Hibla, o roccia della donna incinta), è anche il luogo di nascita di Hezbollah, e la vera roccaforte del movimento dal 1982 (ma la fondazione ufficiale risale al 1985). Ciò ha un effetto ambivalente su Baalbek, allo stesso tempo protetta dagli uomini di Hezbollah e minacciata dall’Isis e Al Qaeda, che proprio in Hezbollah hanno un nemico giurato.
Dal 2014, infatti, il conflitto siriano in territorio libanese vive una escalation. Dopo un’altra sconfitta contro Hezbollah nella battaglia di Qalamoun del novembre 2013, i militanti di Al Nusra e dello Stato islamico penetrano nella città libanese a maggioranza sunnita di Arsal – da cui gli uomini di Hezbollah si erano tenuti lontani per turbare gli equilibri confessionali -, in un’operazione che ricorda la presa di Mosul da parte dell’Isis.
Nell’occasione infatti i reparti dell’Esercito libanese – che nell’area coopera con Hezbollah, dividendosi le zone da pattugliare – vengono presi totalmente alla sprovvista, come quelli dell’Esercito iracheno: alla fine della battaglia di Arsal, 20 soldati vengono uccisi e altri 20 presi in ostaggio (quattordici dei quali verranno in seguito rilasciati e quattro uccisi).
Dopo lo scambio di prigionieri i combattimenti nell’area sono aumentati, anche se al momento Baalbek non ne è stata direttamente interessata. La situazione sembra più instabile nella vicina Ras Baalbek, a maggioranza cristiana, dove nel 2015 sono state formate delle milizie cristiane – affiliate a Hezbollah – guidate dal comandante Rifat Nasrallah (nessuna parentela con il segretario del Partito di Dio).
Baalbek è conosciuta al grande pubblico come una antica città romana, il cui nome è Heliopolis, risalente al secondo o terzo secolo. Ma uno degli aspetti straordinari di questo sito – oltre all’ottimo stato di conservazione, specialmente del Tempio di Bacco – è che le sue origini in realtà risalgono a due insediamenti cananei dell’età del Bronzo (2900-2300 A.C), sopra i quali i Romani costruirono il Tempio di Giove molti secoli dopo.
Lorenzo Forlani (LBY – AGI)

 

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