Egitto: la torre pendente di Alessandria, un simbolo di corruzione

(AGI) – Beirut, 30 giu. – Nei giorni scorsi le immagini di un alto palazzo ad Alessandria d’Egitto, inclinatosi pericolosamente fino ad “adagiarsi” sul palazzo dall’altro lato della strada, hanno fatto il giro del mondo. Sui social media hanno proliferato i paragoni sarcastici tra la “Torre pendente di Alessandria” e la celebre Torre di Pisa, e la notizia ha assunto contorni leggeri, come fosse una nota di colore in un Paese complesso come l’Egitto. In realtà, la storia della Torre pendente di Alessandria racconta molto di più, sopratutto dell’industria delle costruzioni e della diffusissima corruzione nel Paese nordafricano.
La Torre pendente, che dopo 21 giorni di precario equilibrio è stata demolita da un team di ingegneri dell’Esercito, avrebbe dovuto essere alta quattro piani al tempo del via libera per l’inizio dei lavori, ma alla fine i piani sono diventati tredici, troppi per le fondamenta. Il palazzo è stato a lungo in piedi grazie ai palazzi immediatamente adiacenti. Secondo il centro di ricerca Built Environment Observatory, ad Alessandria sono circa 14500 i palazzi a rischio come quello nel quartiere di Azarita, che non rispettano gli standard di sicurezza. Ogni anno, circa 200 persone perdono la vita, e circa 800 famiglie sono costrette ad abbandonare i propri tetti a causa del collasso dei palazzi in cui vivono. Ogni anno, di collassi ce ne sono circa 390.
Secondo Islam Asem, presidente del sindacato cittadino per le guide turistiche, spiega che a partire dal 2011, gli standard di sicurezza degli edifici di Alessandria hanno iniziato a decadere inesorabilmente. Il problema, come spesso accade, è a monte, nella struttura della governance, che ha allentato molto i controlli sulle leggi edilizie, per giunta in corrispondenza di un aumento della domanda di case di proprietà, che sono tradizionalmente un primario strumento di sicurezza finanziaria delle famiglie egiziane.
Perché le leggi ci sarebbero ma spesso vengono ignorate. In Egitto, un palazzo non potrebbe essere alto più di una volta e mezzo la larghezza della strada in cui è costruito. Gli ispettori – che hanno una paga di circa 90 dollari al mese – sono incentivati ad applicare multe al proprietario del palazzo, anziché disporre un ordine di demolizione. Ma spesso, la somma delle multe a coloro che abitano ai piani più alti – quelli “illegali” – ammonta ad una cifra che può essere facilmente coperta dal proprietario del palazzo, attraverso il pagamento degli affitti dei piani superiori, innescando così un circolo vizioso che alimenta la precarietà edilizia. Hamza Mustafa, ispettore edilizio intervistato dal Guardian, spiega che “prendere le mazzette è normale per queste cose”. Per arrotondare lo stipendio, si chiude un occhio. O anche due, per non dover prendere atto delle condizioni di palazzi altamente insicuri.
Le leggi di proprietà in Egitto tendono a favorire gli occupanti: chi decide di costruire un palazzo fuori norma, si affretta a vendere i piani più alti, per proteggere chi abita nei piani inferiori da eventuali ordini di demolizione. Quando le autorità prendono atto delle irregolarità edilizie, di solito esce fuori un “kahool”, un capro espiatorio, cioè una persona che abita nel palazzo e che, avendo poco da perdere, accetta di essere presentato come proprietario del terreno in cui si è edificato, in cambio di una cifra forfettaria. Nel caso della Torre pendente, il kahool è stata una donna, che è tuttora in custodia.
Spesso chi accetta di andare a vivere ai piani più alti, pur consapevole di essere fuori dalla legalità, lo fa dopo aver ricevuto rassicurazioni sugli standard di sicurezza. Come Sarah al Khateeb e il marito Ramy Ahmed, che hanno preso casa accanto alla Torre pendente: quando pagarono il deposito, erano consci del fatto che il loro palazzo, pur avendo il permesso per quattro piani, ne aveva già otto. Dopo essersi trasferiti, tuttavia, l’edificio ha iniziato a crescere fino a diciotto piani: “Costruivano tre piani ogni fine settimana. Lo abbiamo visto, non mettevano nemmeno il cemento per rafforzare la costruzione. Questi palazzi sono come delle torte a strati”, spiega Sarah.
Secondo Al Ahram, ai residenti della Torre pendente, distrutta dopo 21 giorni di inclinazione, viene garantita una cifra di circa sei dollari giornalieri per vivere in sistemazioni temporanee. Molti persone, tuttavia, sono restie ad abbandonare il vivace quartiere, dove hanno le loro attività e le loro comunità di riferimento. Molti sono pessimisti sul cambiamento delle consuetudini e sulla fine della corruzione. In pochi credono che la storia della Torre pendente possa servire da “sveglia” alle autorità municipali. Il rischio tangibile è che di torri pendenti ce ne possano essere altre. (AGI) LBY
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