Medioriente: riavvicinamento tra Hamas ed Hezbollah?

(AGI) – Beirut, 29 giu. – Nonostante la comune ostilità verso Israele, sin dal 2012 i rapporti tra Hamas ed Hezbollah hanno subito inesorabile declino: la guerra in Siria vede i due movimenti politico-militari su fronti opposti, con il gruppo sunnita palestinese sin da subito schierato con il fronte ribelle anti-Assad e quello sciita libanese a supporto dell’alleato di Damasco.
Tuttavia i recenti sviluppi regionali sembrano poter invertire il trend: prima l’elezione di Donald Trump – che ha definito entrambi i movimenti delle “organizzazioni terroristiche” – a presidente degli Stati Uniti; poi, più di recente, la crisi del Golfo, con il tentativo di Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti in particolare di isolare il Qatar, accusato di dare rifugio a soggetti considerati da Riad e Abu Dhabi terroristi, come i rappresentanti di Hamas.
“E’ chiaro che la crisi del Golfo ha facilitato il riavvicinamento tra Hamas ed Hezbollah, che tuttavia era iniziato precedentemente. Ora che personalità legate ad Hamas – come Saleh al Arouri dell’Ufficio politico e Moussa Doudine del dossier sui prigionieri – hanno dovuto lasciare il Qatar, potrebbero con ogni probabilità trovare rifugio in Libano, sotto la protezione di Hezbollah, il ché sarebbe anche più funzionale vista la prossimità territoriale con la Palestina”, spiega Hussam Al Dajani, professore di scienze politiche all’Università al Umma di Gaza. Secondo Lebanon Debate, lo scorso 15 giugno un centinaio di leader del movimento palestinese sarebbe giunto a Beirut da Doha, notizia comunque non confermata dalla stessa Hamas.
Secondo fonti diplomatiche anonime, da inizio anno si sarebbero tenuti a Beirut almeno tre incontri – a gennaio, a marzo e a giugno – tra rappresentanti di Hamas e di Hezbollah. L’ultimo, lo scorso 14 giugno, avrebbe visto la partecipazione di Moussa Abu Marzouk, vice capo dell’ufficio politico di Hamas, e Hassan Nasrallah, segretario generale di Hezbollah.
Incontri segreti, dai quali i movimenti hanno interesse a non far uscire dettagli, anche se un diplomatico di un paese arabo sotto anonimato ha rivelato che nei meeting si sarebbe discusso di “ricercare una soluzione politica in Siria e di come l’isolamento del Qatar abbia avuto l’effetto di far riavvicinare i due movimenti”. Forse è anche per questo che tra le tredici richieste per porre fine all’isolamento, fatte pervenire a Doha da parte di Riad, c’è anche quella – apparentemente bizzarra – che “il Qatar tagli i rapporti con diversi movimenti terroristici, tra cui Hezbollah”.
I due movimenti islamisti sembrano anche, se non sopratutto, preoccuparsi dei possibili sviluppi sul fronte Israele, con la quale una guerra sembra più vicina che mai, e potrebbero aver discusso anche l’eventualità di unire le capacità militari in vista di un confronto. Chissà se Nasrallah aveva in mente anche Hamas – oltre che le milizie sciite presenti in Iraq e Siria, e collegate al Partito di Dio – quando lo scorso 23 giugno durante uno dei suoi discorsi ha affermato che “la prossima guerra con Israele potrebbe vedere la partecipazione di combattenti provenienti da tutta la regione”.
Hezbollah e Hamas, al di là di questo possibile riavvicinamento, hanno in un certo senso “bisogno” l’una dell’altra: Hamas ha bisogno del Partito di Dio per l’approvvigionamento di armi e per il rifugio che Hezbollah può fornire ad alcune personalità del gruppo palestinese in Libano; Hezbollah, da parte sua, ha bisogno di Hamas per ragioni che potremmo definire di “marketing”: Hamas agli occhi del movimento filo iraniano è infatti utile a rinsaldare il consenso presso le masse arabe e palestinesi (di rito sunnita), che in questi anni si è deteriorato proprio per la partecipazione di Hezbollah nella guerra in Siria, accanto ad Assad e contro gruppi quasi del tutto riconducibili all’orbita sunnita. Il riavvicinamento dei due movimenti potrebbe così fiaccare l’immagine di movimento settario che Hezbollah si è guadagnata in questi anni agli occhi di tanti musulmani sunniti.
“Il riavvicinamento di Hamas ad Hezbollah arriva nell’ambito di un progetto di mobilitazione del supporto alla causa palestinese. Hamas si sta riavvicinando ad alcuni movimenti che sostengono la resistenza e che hanno rapporti stretti con la Palestina, a prescindere dal loro allineamento in altri conflitti regionali”, ha dichiarato il portavoce di Hamas a Gaza, Hazem Qassem.
Questo nuovo riallineamento potrebbe avere conseguenze geopolitiche importanti. Nella regione sembrano infatti delinearsi due nuovi fronti: il primo composto da Egitto, Arabia Saudita, Giordania e Autorità palestinese, il secondo – il cosiddetto “Asse della resistenza” – composto da Iran, Siria, Hezbollah e Hamas. Quest’ultimo, probabilmente, ha rafforzato la propria convinzione che alla luce dell’isolamento del Qatar non può più permettersi di rimanere unicamente legata a Doha, ma che al contrario ha bisogno di legarsi ad una più ampia coalizione, che peraltro si sta gradualmente schierando dalla parte del Qatar nell’ambito della crisi del Golfo. (AGI) LBY
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