Libano: l’Italia a sostegno dei diritti umani nel carcere di Roumieh

(AGI) – Beirut, 28 giu. – E’ un finanziamento complessivo ingente – circa 3 milioni di euro – quello che l’Agenzia italiana per la Cooperazione allo sviluppo ha messo a disposizione del Governo libanese, al fine di migliorare le condizioni di detenzione e la tutela dei diritti umani nelle carceri del Paese, con particolare attenzione alle fasce più vulnerabili (donne, minori, malati mentali). E tra i programmi realizzati spicca quello nella prigione di Roumieh, la più importante del Paese, attuato con il Ministero della Giustizia e l’Agenzia UNODC, in collaborazione con il Ministero degli interni, che gestisce le prigioni libanesi attraverso il Dipartimento delle Forze Armate.
Il progetto per la tutela dei diritti umani della Cooperazione italiana nel carcere di Roumieh – che ospita circa 3000 detenuti, di cui 145 minori – è iniziato nell’ottobre 2015 e prevede il miglioramento delle condizioni in tre aree: nel settore alimentare, con l’attivazione di una cucina industriale, con attività di training, sicurezza alimentare e igiene, in vista dell’obiettivo di creare opportunità lavorative per i detenuti per un futuro reinserimento sociale a fine pena; servizi di base e attività ricreative per i minori, comprensivi di supporto psico- sociale; riabilitazione della struttura che ospita circa 50 detenuti in stato di infermità mentale, chiamata “Blue House”, con la costruzione di diciotto celle dotate di bagno privato e un sistema di pannelli solari per il riscaldamento dell’acqua. In quest’ultima struttura, a breve verrà lanciata una seconda fase, che prevede l’allestimento di una sala polifunzionale per attività ricreative e di un cortile.
Nella Blue House gran parte dei detenuti – tutti uomini – sono stati condannati per reati gravi, come l’omicidio: alcuni di loro sono dentro da più di trent’anni, come Ahmed, in carcere dal 1982. In molti casi, gli infermi mentali rimangono nella struttura anche dopo aver scontato l’intera pena, visto che la legge libanese prevede che a fine condanna lo stesso giudice che l’ha emessa debba pronunciarsi anche sull’esaurimento dell’infermità. Nella gran parte dei casi, il verdetto è negativo, e i detenuti – che spesso non hanno parenti fuori dal carcere – vengono trattenuti all’interno della prigione, essendo considerati soggetti pericolosi e non in grado di controllare la propria propensione a delinquere.
Nel Paese dei Cedri la maggioranza degli istituti penitenziari non è conforme agli standard internazionali, ed i carcerati vivono spesso in condizioni di estremo disagio. Buona parte delle strutture sono state costruite durante il dominio coloniale francese, ed in alcuni casi durante l’Impero Ottomano. Fatta eccezione per gli istituti più recenti, la maggior parte delle carceri si trovano all’interno di caserme militari o nei centri delle Forze di Sicurezza interna, concepiti inizialmente come centri di detenzione temporanea.
I dati ufficiali mostrano un aumento degli incidenti all’interno delle prigioni durante gli ultimi anni, in cui la popolazione carceraria ha raddoppiato il limite massimo di capacità originaria, complice anche l’afflusso di detenuti siriani, in un Paese che ospita circa 1.5 milioni di rifugiati (circa un terzo della popolazione totale del Libano) provenienti dal vicino Paese del Levante dilaniato dalla guerra civile.
Dal 2012, i siriani nelle carceri del Libano ammontano al 23% del totale circa, e nella sezione per minori della prigione di Roumieh i siriani sono il 40%. Ad oggi, la popolazione carceraria in Libano raggiunge i 6500 detenuti: di questi, 264 sono donne (il 4%), 152 sono minori (2,3%) e 48 (lo 0,8%) infermi mentali. Il 60% dei detenuti è in attesa di giudizio, il restante 40% sconta una condanna definitiva. Il 14% della popolazione carceraria – 912 persone – è accusata o condannata per crimini legati al terrorismo.
Altre attività nell’ambito della riforma del sistema giudiziario libanese includono il supporto medico e psichiatrico ai prigionieri, corsi di sensibilizzazione sul tema dei diritti umani per i membri delle Forze di sicurezza interna, formazione professionale e opportunità di lavoro retribuito per i detenuti, organizzazione di eventi sportivi all’interno delle carceri e supporto legale ai detenuti in attesa di giudizio e a fine pena. (AGI) Lorenzo Forlani (LBY)
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