Il “diritto di odiare”, Facci, e un paio di postille

Sono francamente disgustato per la quantità di colleghi che hanno sentito il bisogno di difendere Filippo Facci. Disgustato e sconcertato. Che poi lo sappiamo tutti che, sentenza di appello a parte, il modo per continuare a far prendere a Facci lo stipendio per sti due mesi lo si trova. D’altronde scrive per Libero.

Gran parte dei giornalisti e personaggi come Capezzone, Porro, Storace probabilmente non sanno nemmeno di cosa parlano, visto che nel difendere il loro amico rivendicano il diritto di “odiare in fondamentalisti islamici”, “odiare chi ci odia”. Odiare una “persona”.

Il problema è che quello di Facci non è un articolo ma una accozzaglia di insulti gratuiti. Insulti non a una religione, non al fondamentalismo, ma esplicitamente a tutti i musulmani del Globo. Senza distinzione. Cosa è l’incitamento all’odio, la disinvolta discriminazione su base etnica o religiosa? Non è forse la roba che ha scritto Facci? Dove sarebbero le opinioni, comode o scomode? Dove sarebbero gli argomenti, gli spunti di dibattito, anche provocatori se volete? Se io scrivo 10000 battute di sole bestemmie e insulti a loop, il mio è un articolo? È una opinione? Un argomento? Uno spunto? Uno sfogo? Tecnicamente non c’è differenza eh: Facci non pone domande, non provoca, non mette la pulce nelle orecchie del politically correct, non tratta argomenti, non va contro “il pensiero mainstream” (ho dovuto sentire anche questa): la sua è una sequela di insulti, senza soluzione di continuità, ad una intera categoria: che poteva essere quella degli ebrei, dei neri, dei napoletani, di chiunque altro. Sono tollerabili le offese gratuite a gruppi etnici, religiosi, o quant’altro?

Non capisco davvero questo moto voltaireano che spinge tanti colleghi insospettabili a straparlare di libertà di pensiero, di bavaglio (il pezzo i danni ormai li ha fatti, come quelli sui napoletani, o su tanti altri presi di mira da giornali come Libero in quanto categoria sociale, religiosa, politica. Ripeto: non è un pezzo d’odio contro una persona ma contro una intera categoria), se non rispondendomi che in fondo il becerume messo nero su bianco da Facci è condiviso da tanti (come gli stessi nomi citati sopra).

Cosa è la libertà d’espressione? Ha dei limiti? Come dite? Non ce li ha? Cosa avreste detto se il pezzo di Facci avesse recitato così:

“Odio l’Ebraismo. Ne ho abbastanza di leggere articoli scritti da entomologi che osservano gli insetti umani agitarsi laggiù, dietro le lenti del microscopio: laddove brulica una vita che però gli entomologi non vivono, così come non la vivono tanti giornalisti e politici che la osservano e la giudicano dai loro laboratori separati, asettici, fuori dai quali annasperebbero e perirebbero come in un’acqua che non è la loro. E’ dal 2001 che leggo analisi basate su altre analisi, sommate ad altre analisi fratto altre analisi, commenti su altri commenti, tanti ne ho scritti senza alzare il culo dalla sedia: con lo stesso rapporto che ha il critico cinematografico coi film dell’esistente, vite degli altri che si limita a guardare e a sezionare da non-attore, da non-protagonista, da non vivente. Ma non ci sono più le parole, scrisse Giuliano Ferrara una quindicina d’anni fa: eppure, da allora, abbiamo fatto solo quelle, anzi, abbiamo anche preso a vendere emozioni anziché notizie. Eccone il risultato, ecco alfine le emozioni, le parole: che io odio l’ebraismo, tutti gli ebraismi, gli ebrei e la loro religione più schifosa addirittura di tutte le altre, odio il loro odio che è proibito odiare, le loro sinagoghe squallide, la cultura aniconica e la puzza di piedi, i tappeti pulciosi e l’oro tarocco, i rabbini, i loro veli, i culi sul mio marciapiede, il loro cibo da schifo, i digiuni, il maiale, l’ipocrisia sull’alcol, le vergini, la loro permalosità sconosciuta alla nostra cultura, le teocrazie, il taglione, le loro povere donne, quel manualetto militare che è il Talmud. Odio l’ebraismo perché l’odio è democratico esattamente come l’amare, odio dover precisare che l’anti-ebraismo è legittimo mentre la giudeofobia no, perché è solo paura: e io non ne ho, di paura. Io non odio il diverso: odio l’Ebraismo, perché la mia (la nostra) storia è cattolica, laica, greco-latina, rousseiana, quello che volete: ma la storia di un’opposizione lenta e progressiva e instancabile a tutto ciò che gli ebrei dicono e fanno, gente che non voglio a casa mia, perché non ci voglio parlare, non ne voglio sapere: e un calcio ben assestato contro quel culo che occupa impunemente il mio marciapiede è il mio miglior editoriale. Odio l’Ebraismo, ma gli ebrei non sono un mio problema: qui, in Italia, in Occidente, sono io a essere il loro.”

Sarebbe francamente irricevibile. A voi sembra una opinione? A me no. La libertà d’espressione non ha limiti? Ma davvero? E i limiti posti dal divieto di apologia fascista? Quelli posti dal divieto di negazionismo? Quelli – che riguardano Facci – sul divieto di incitamento all’odio e alla discriminazione? Cosa è questa roba che ha scritto, se non incitamento all’odio, se non una cosciente presa di posizione contro chiunque professi una fede diversa? Non mi pare che Facci se la prenda coi fondamentalisti. Ne’ con un imam che gli sta legittimamente antipatico. Ne’ con Al Baghdadi, ne’ con i governi di paesi di cui legittimamente non tollera la assenza di democrazia. Facci se la prende con i musulmani. Tutti, senza distinzione, così come c’è chi se la prende coi napoletani, coi rom, con chiunque altro. Vorrebbe far passare il putrido messaggio secondo cui “io ho il diritto a odiare chi mi odia”. I musulmani ti odiano, Facci? Ci sono 30 milioni di musulmani in Europa, altrettanti negli Stati Uniti. Odiano l’Occidente? Il cristianesimo? La modernità?

Se Facci può scrivere quella roba, perché non sdoganare editoriAli dal titolo “Evviva Mussolini, grande e rimpianto statista”? Come dite? È reato? E ci mancherebbe. Perché non sdoganare articoli tipo “napoletani, una razza che ruba e inganna”. Ho altre proposte eh, l’inventario può essere senza fine. Che ne dite di “l’Olocausto non esiste”? Non è libertà d’espressione? Che ne dite di “i negri puzzano e mi piacerebbe vederli bruciare”? Ditemi voi qual è la differenza con ciò che ha scritto Facci, ditemelo voi. Io non la vedo. Vogliamo sdoganare tutto questo? D’Altronde ognuno pensa e scrive ciò che vuole, no?

Ma dove cazzo avete studiato per pensare che il diritto di critica e la libertà di stampa possano coincidere col diritto a mettere per iscritto e pubblicare vagoni di odio e ingiurie, santificare l’incitamento all’odio, che fino a prova contraria è un REATO?

Se fossi sociopatico come chi si permette di incitare all’odio religioso e rivendicarne la dignità, vi chiederei una cosa molto semplice: stabiliamo che si può dire tutto, ma proprio tutto, perché è “libertà di pensiero”, e non ci pensiamo più. In quel caso sarei il primo difensore di Facci.

Il problema è che io nn sono come voi, piccoli rigurgiti dello scontro di civiltà, figli e figliastri della Fallaci, sallustiani e santanchiani. Io penso che il giornalismo implichi responsabilità. Altrimenti fai lo scrittore (molto di nicchia, diciamo, o meglio auto pubblicante), e vedi chi ti pubblica. Oppure fai il politico, l’aizza folle, l’attivista dell’odio con Pamela Geller o Robert Spencer. Non sono come voi, per cui non solo penso che Facci abbia avuto quello che si è meritato, ma sarei il primo a oppormi con tutte le forze a questa possibile “normalizzazione” dell’odio, questa legittimazione dell’incitamento all’odio. Non mi andrebbe bene per nulla sdoganare questo schifo, verso nessuno. Non esiste e non può esistere un editoriale dal titolo negazionista, come non può esiste un editoriale che tesse le lodi di Mussolini e ne rimpiange i tempi sulla base delle proprie imputridite emozioni personali. Non esiste che si possano insultare le persone non per i loro comportamenti, non per le loro posizioni ma per la loro appartenenza a categorie di cui spesso non hanno – peraltro – scelto di far parte (ma la cosa è indifferente).

Trovo a difendere Facci dei fascisti conclamati, dei voltagabbana di professione, gente che si era schierata a favore dell’editto bulgaro di Berlusconi contro Santoro e Biagi, dei prezzolati senza anima e senza idee, pagliacci di corte, torme di neo-con a cui non basta mai, razzistelli repressi, frequentatori di salotti buoni e meno buoni, abusivi di varie professioni. E poi ci trovo “gente di sinistra”, liberal, persino socialdemocratici, persone con cui potrei inavvertitamente trovarmi a discutere e magari ad essere anche d’accordo. Tutti a ripetere in coro “no al bavaglio, si alla libertà di pensiero”. Parole senza senso, quel senso che vi è sfuggito da tempo ormai, fagocitati dall’idea di uno scontro di civiltà che è nel vostro cervello e in quello dei terroristi. Per cui tutto è possibile, tutto si può fare. Libertà di pensiero è libertà di dire e diffondere su giornali a tiratura nazionale tutto. Tutto.

Quindi da domani possiamo procedere con lo scrivere articoli composti esclusivamente da ingiurie, da cori da stadio razzisti, da incitamenti a bruciare chiunque non sia bianco e cattolico, da dichiarazioni d’odio verso i non italiani, o chiunque altro, inteso sempre come categoria. Si può fare, no? Non è libertà di pensiero? Quanto dura una società senza alcuna regola professionale ed etica scritta o non scritta? Senza decenza? Senza paletti per l’esercizio di una funzione – quella informativa – che è anche educativa? Quanto può durare? Che società vogliamo lasciare ai nostri figli?

Lo chiedo ai pochi che hanno dei dubbi, ovviamente. Non ho nulla da dire a chi ha difeso Facci, e solo Facci, in modo ipocrita, sapendo di non aver difeso mai nessuno magari condannato per apologia di fascismo, o per altri illeciti relativi alla sfera espressiva (sfera espressiva che però influenza chi legge, ne solletica gli istinti, ecc).

Non vi dico nulla anche perché siete degli irresponsabili: irresponsabili ultraborghesi, come i Facci e i Feltri con i suoi tweet che si augurano stragi di musulmani, come tanti loro amici. Gente che sparge odio qua e là perché la mattina si alza con un po’ di stitichezza, perché la mattina è il momento in cui spesso si fa i conti con la propria miseria, la propria ignoranza, e allora uno deve scacciare il pensiero e sfogarsi. Vi sfogate, mettete nero su bianco i vostri gridi di guerra, i vostri rigurgiti di frustrazione, e poi vi leggono gli analfabeti, i poveracci, l’Italia profonda, le persone che non arrivano a fine della seconda settimana del mese, quelli che hanno il musulmano che voi rivendicate di poter odiare IN QUANTO TALE davanti agli occhi ogni mattina, al bar, in libreria, a scuola, al lavoro, su un campo di calcetto.

Capisco bene, se ci penso, che Facci e i suoi difensori illustri rivendichino il diritto di incitare all’odio, di vergare parole di odio razziale senza un motivo, gratuitamente, violentemente, pericolosamente, in modo totalmente privo di argomenti o di un qualsivoglia spunto di riflessione.

Questa gente vive nella bambagia, tra un aperitivo, una cenetta di gala, un caffè alle macchinette di redazione, un teatro in centro. Non vuole saperne nemmeno dell’idea che ci sia una responsabilità morale nel lavoro che si fa, se quel lavoro è strettamente connesso al supportare il cittadino nel percorso di comprensione di fenomeni, eventi, avvenimenti, processi storici. Non gli interessa proprio come possa venire fuori una società: loro gli sono sostanzialmente estranei, non hanno alcuna difficoltà economica, non hanno frustrazioni da perdita del posto di lavoro da sfogare, non hanno nemmeno l’occasione di camminare nella stessa strada di una persona “diversa”. Nulla di nulla.

Se io mi cibo di odio, se scrivo su un giornaletto che fa titoli incendiari per il gusto di farlo, che non informa, se concepisco il mestiere come la sola possibilità di dire la prima cosa che mi passa per la testa quando mi alzo la mattina e mi ritrovo solo, ignorante, incazzato col mondo che si rifiuta di ritenermi un intellettuale quando è l’unica cosa che vorrei, è abbastanza ovvio che mi senta vittima di una ingiustizia se l’organo che monitora la mia professione mi sanziona.

Mi privano dell’unica cosa che so fare: spalare merda qua e là, tirare fuori dall’inconscio tutta la muffa morale e intellettuale di cui dispongo e somministrarla ai lettori spesso poco alfabetizzati, che poi valuteranno se mettere in pratica la merda che ho scritto, valuteranno se prendere a schiaffi (o peggio) di impulso il musulmano che vedono pregare nel garage (perché di moschee manco a parlarne) sotto casa, perché quegli articoli pregni di odio gli hanno smosso gli impulsi primordiali.

E parliamo dello stesso organo che ha lasciato bellamente correre su titoli e articoli apertamente xenofobi, contrari a ogni principio etico su cui si fonda l’Europa dopo la fine della seconda guerra mondiale. Un organo che per una volta si è destato dal torpore e ha fatto qualcosa che è nel suo potere (perché non stiamo mica parlando della galera per Facci, eh), con il coraggio d dire basta, la merda è merda, e la si fa al bagno di casa propria. O nei boschi.

Ora, fate un po’ come volete cari colleghi, io sono un giornalista professionista e già di mio mi rifiuto di far comunella e cameratismo, ho davvero pochissimi amici tra i colleghi. Questa vicenda però mi è abbastanza utile a capire da chi – anche tra gli insospettabili, anche tra chi riterrei per altri versi interlocutore prezioso – mi devo tenere ulteriormente a distanza, da chi consapevolmente o meno vuole eliminare anche l’ingiuria, la diffamazione, la calunnia, in nome del “scrivo quello che mi pare” (perché non avrei altri contributi da dare). Chi vuole sdoganare la barbarie totale, in una società già di per se in declino culturale, il diritto a sputare, vomitare tutto, a insultare il prossimo – anzi, i prossimi, dato che parliamo sempre di intere categorie, spesso indifese – e senza motivo e senza permesso, solo perché sono sociopatico: per strada, in treno, su un giornale da culo, in TV, in radio, in classe a scuola, ovunque. Senza sconti. Aperte le gabbie. E vi consiglio di girare con lo scudo e la spada, che non si sa mai: magari qualcuno in autobus si offende se vi girate e gli dite: “mi fai schifo, puzzi, sei un Negro di merda. Ed è la libertà d’espressione a permettermi di dirlo, guai a te se reagisci!”.

Perché è vero: siamo proprio in guerra, come dicono i tanti baronetti della professione che la aizzano ma poi si nascondono nelle retrovie, dietro la prima linea dei disperati che fomentano. E la mia guerra ha due nemici: i terroristi da una parte, e i loro speculari in giacca di cashmere e scarpe di camoscio dall’altra. Io alla merda non mi adeguo, non stupro il significato di “libertà d’espressione”, ho a cuore il destino delle nostre società, la sua sanità mentale, il clima di pace, la speranza di un domani un po’ meno frustrante e polarizzante. E una dignità la conservo gelosamente.

Voi, giocate pure a briscola con la vostra coscienza e il nostro futuro, che non è certo il vostro. Miserabili.

PS In una intervista a Radio Radicale, Filippo Facci respinge l’accusa di razzismo. Lo sapete come? Dicendo, testualmente, che “nell’islam ci sono tutte le RAZZE possibili”. Bene, possiamo chiuderla qui.

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