Medioriente: l’ascesa delle milizie filo iraniane

(AGI) – “Da Mosul a Ba’aj, grazie Suleimani”: è questo uno dei tanti messaggi dipinti sui muri di Ba’aj, città irachena a maggioranza sunnita del governatorato di Ninive, a pochi chilometri dal confine con la Siria. Qasem Suleimani è il comandante delle Forze al Quds delle Guardie rivoluzionarie iraniane, l’unità dei pasdaran incaricata delle operazioni militari oltre confine, ed è lui ad aver coordinato le milizie paramilitari irachene nella riconquista della città dalle mani dello Stato Islamico. Sulla strada che collega Ba’aj e Mosul, le bandiere identificative delle varie milizie – perlopiù sciite, ma anche miste – spuntano come funghi.
Oggi Ba’aj, dopo la liberazione dall’Isis, sembra anche essere uno snodo fondamentale per la continuità territoriale del controllo del territorio da parte delle milizie filo iraniane, dall’Iraq fino ad arrivare in Libano, dove nel 1985 è nata la prima in assoluto tra le proxies di Teheran, Hezbollah.
A guardare la mappa, Teheran sembra aver stabilito un lungo filo rosso nel controllo del territorio, che parte da Baghdad, passa per Ba’aj, poi nell’area di Deir ezZor in Siria – dove ieri i Guardiani della rivoluzione hanno lanciato da Kermanshah (città iraniana nelle regioni curde) un missile a medio raggio contro le postazioni dell’Isis – per scendere fino all’area di Palmira, proseguire verso Damasco e arrivare nella Beqaa in Libano, la roccaforte di Hezbollah.
Non a caso a inizio maggio alcuni leader delle milizie filo iraniane avevano comunicato ai loro superiori di essere in procinto di assicurarsi una lunga linea di rifornimento, un corridoio, che dall’area a sud del monte Sinjar arrivava fino in Libano.
“Questo era l’ultimo castello dell’Isis nell’area, un punto strategico per i terroristi di Daesh, che gli permetteva di andare e venire facilmente dalla Turchia sin dal 2013”, sostiene in una intervista al Guardian Abu Mahdi al Muhandis, comandante delle Hashd al Shaabi, un gruppo ombrello per varie milizie paramilitari. “Non ce ne andremo da Ba’aj”, aggiunge un membro delle milizie. “Questa sarà la nostra principale base nell’area”.
Non lontano da Ba’aj, un’altra milizia irachena, la Nujaba, che ha combattuto alcune forze ribelli ostili ad Assad in Siria, ha già stabilito da qualche tempo una sua base. La si riconosce, spesso, dai ritratti della Guida Suprema dell’Iran – l’ayatollah Khamenei – che vi campeggiano, laddove qualche settimana fa vi erano i banner dell’Isis.
Pochi giorni prima dello strike iraniano nell’area di Deir EzZor, il comandante Muhandis aveva detto che “l’Isis è ora sulle sponde dell’Eufrate in Siria e Iraq. Stanno tentando di rimanervi ma noi vogliamo condurre una operazione militare nell’area. Forse ci vorrà un anno, magari di più. Al Qaeda era stata sconfitta, poi è tornata sotto forma di Isis. Se non avessimo distrutto tutto, oggi questa zona sarebbe ancora sotto il controllo di Daesh. Mettere in sicurezza la Siria si riverbererà su tutta la regione”.
E’ difficile stimare il numero delle milizie paramilitari in Iraq, come è difficile valutarne l’esatta consistenza del sostegno iraniano. Ad oggi, le milizie principali sono la Asa’ib ahl Haq, le brigate Badr, gli Hezbollah iracheni, la Liwa al Ypwm al Mawud (anche conosciuta con il nome di Muqaimun, “i resistenti”), la Kata’ib Imam Ali, la Kata’ib Sayyid al Shuhada (i martiri del battaglione di Sayyid), le brigate della pace di Muqtada al Sadr (sui cui legami fattuali con l’Iran oggi esistono dei dubbi) e le milizie cristiane del Kata’ib Rouh Allah Issa ibn Mariam (La Brigata dello Spirito di Dio Gesù figlio di Maria). (AGI) LBY
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