EAU: e-mail hackerate dimostrano cooperazione con Israele

(AGI) – Beirut, 5 giu. – L’account mail dell’ambasciatore emiratino negli Stati Uniti, Yousef al Otaiba, è stato hackerato, esponendo attraverso la pubblicazione di alcune mail un rapporto organico su cui pochi sarebbero arrivati a scommettere: le mail ricevute dall’ambasciatore mostrerebbero infatti una stretta collaborazione tra Emirati Arabi Uniti e un think thank neo conservatore e pro-israeliano, la Foundation for the Defense of democracy (FDD), in funzione anti-iraniana. L’Iran è percepito come ostile da entrambi i paesi, nonostante formalmente gli Emirati Arabi Uniti nemmeno riconoscano lsraele.
Il gruppo di hacker introdottisi nell’account di al Otaiba si fa chiamare col nome di Global-Leaks, e avrebbe legami con DCLeaks, che in passato ha hackerato account di Democratici americani. Secondo alcuni esperti DCLeaks è di proprietà russa, e che gli hacker protagonisti della violazione della casella di mail di al Otaiba hanno legami con la Russia o stanno cercando di dare l’impressione di averne, utilizzando anche degli indirizzi che terminano con “.ru”, ossia l’identificativo di un account russo.
“Caro ambasciatore”, si legge in una mail del CEO dell’FDD Mark Dubowitz, indirizzata sia all’ambasciatore che al capo dei consulenti del think thank John Hannah (ex collaboratore di Dick Cheney), “il memorandum in allegato fornisce dettagli sulle compagnie, ordinate per provenienza, che stanno conducendo affari contemporaneamente con l’Iran e con Arabia Saudita e Emirati Arabi Uniti. Si tratta di una lista finalizzata a mettere queste aziende di fronte ad una scelta, come abbiamo discusso in precedenza”. Il titolo della mail è appunto “Lista delle compagnie che investono in Iran, Arabia Saudita e Emirati Arabi Uniti”.
Il memorandum inoltrato da Dubowitz include anche una lista di “compagnie non americane che hanno affari in Arabia Saudita e EAU, e che stanno cercando di investire anche in Iran”. Fra queste ci sarebbero ad esempio la francese Airbus e la russa Lukoil.
Probabilmente l’identificazione delle compagnie è funzionale alla possibilità che Eau e Arabia Saudita esercitino pressioni nei loro confronti, affinché non investano in una economia come quella iraniana, in fase espansiva dopo la firma dell’accordo sul nucleare nel 2015, che vide Israele, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Unit contrariati. Che negli ultimi anni vi sia stata una crescente convergenza di interessi tra Paesi del Golfo e Israele, preoccupati per l’espansione dell’influenza iraniana nella regione, potenzialmente favorita dal timido processo di normalizzazione dei rapporti con l’Occidente in seguito alla firma dell’accordo sul nucleare, ci sono pochi dubbi. Ora però questo rapporto sembra assumere una forma precisa, dimostrabile.
Le e-mail hackerate dimostrano che esiste un alto livello di cooperazione tra l’FDD – finanziato dal miliardario israeliano Sheldon Adelson, alleato del Primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu – e le monarchie del Golfo.
Tramite mail, gli scambi di vedute tra al Obaida e Hannah appaiono spesso amichevoli: lo scorso 16 agosto, Hannah mandò all’ambasciatore un articolo in cui si sosteneva che Eau e FDD fossero responsabili del tentato golpe in Turchia. “Onorato di essere in tua compagnia”, il commento ironico di Hannah all’articolo inoltrato.
In un altro scambio di mail a fine aprile 2017, Hannah si lamenta con Otaiba per il fatto che il Qatar – che nei mesi scorsi si è scontrato su una serie di questioni col vicino emiratino – sta ospitando un incontro tra dirigenti di Hamas in un albergo di proprietà emiratina. Otaiba risponde che non è colpa del governo emiratino, e che il vero problema è la base militare statunitense in Qatar: “Che ne dici di questo: spostate la base e noi spostiamo (chiudiamo, ndr) l’hotel”.
In altre mail si allude ad alcuni incontri tra FDD e governo degli Eau in programma per l’11 giugno, nei quali Dubowitz e Hannah vengono dati come partecipanti, così come Jonathan Schanzer, vice presidente dell’FDD. Da parte loro le autorità emiratine affermano di voler coinvolgere nei colloqui anche Sheikh Mohammad bin Zayed, il principe che ha il comando delle Forze armate del paese. Tra gli argomenti in programma, risulta anche il Qatar, e nella fattispecie l’emittente Al Jazeera, con base a Doha. “Al Jazeera è uno strumento di instabilità regionale”, si legge nello scambio di mail.
Ma il punto centrale rimane l’Iran, laddove si allude a “discutere di una possibile cooperazione tra Stati Uniti e Emirati Arabi Uniti per avere un impatto positivo sulle dinamiche interne iraniane”. La cooperazione includerebbe “strumenti politici, economici, militari, informatici e di intelligence”, con l’obiettivo di “contenere e sconfiggere l’aggressività iraniana”.
L’ambasciatore al Otaiba avrebbe peraltro sviluppato una stretta relazione con il genero di Trump e suo consigliere, Jared Kushner. I due si sarebbero incontrati per la prima volta lo scorso giugno, grazie alla mediazione di Thomas Barrack, un miliardario e sostenitore dell’attuale presidente americano. Politico, in un articolo dello scorso febbraio, sosteneva che Kushner “è in contatto costante con l’ambasciatore”. (AGI) Lorenzo Forlani (LBY)
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