Yemen: l’ emergenza alimentare e il porto conteso

(AGI) – Beirut, 22 mag. – Secondo le Nazioni Unite, due terzi dei ventisei milioni di yemeniti soffrono per carenze alimentari, con più di sette milioni di casi di malnutrizione. L’Unicef avverte: ogni dieci minuti, un bambino muore in Yemen a causa di infezioni, diarrea e malnutrizione.
Sono gli ulteriori “effetti collaterali” della sanguinosa guerra in Yemen,che vede di fronte i ribelli Houthi e la coalizione araba guidata dall’Arabia Saudita. Un embargo deciso da Riad ha portato all’arresto di un’economia già fortemente deteriorata. I raid aerei della coalizione hanno provocato la morte di più di 10.000 civili.
Gli Houthi, nel frattempo, sono riusciti a mantenere il controllo del porto di Hudaydah, sul Mar Rosso. Non un porto come gli altri, visto che da qui passa la gran parte delle importazioni di generi alimentari. Ma anche un punto di transito per le armi: è da Hudaydah, infatti, che secondo la coalizione transiterebbero le armi che l’Iran fa arrivare ai ribelli Houthi.

In risposta alla richiesta della coalizione per un ulteriore embargo sulle armi agli Houthi, le Nazioni Unite sarebbero riuscite a creare un meccanismo autonomo di monitoraggio e controllo di ciò che entra nel porto di Hudaydah, ma secondo l’analista saudita Saeed Wahabi non basta: “Con più di 300 miglia di area costiera, molti battelli riusciranno a recapitare armi in un modo o nell’altro”, sostiene in un’intervista telefonica rilasciata al Los Angeles Times. Secondo Wahabi, nel frattempo, gli Houthi avrebbero alzato le tasse nei confronti dei mercanti del porto, per poter far fronte ai costi del conflitto.

Secondo gran parte dei residenti locali, un’operazione militare sul porto di Hudaydah – già danneggiato da alcuni strikes della coalizione nell’agosto 2015 – avrebbe l’effetto di danneggiare sopratutto i civili. “Sarà un disastro in tutti i sensi. La città (di Hudaydah) ha circa un milione di abitanti, quasi 2.6 milioni nella provincia circostante, molti dei quali sono rifugiati che vengono da altre parti del Paese”, spiega Mustafa Bdeyr, a capo del sindacato di giornalisti di Hudaydah. “Se succede qualcosa qui, non c’è modo di scappare. Ci colpirebbero dal cielo con gli aerei, dal mare con le navi da guerra, e sul terreno vanno avanti i combattimenti…non sappiamo dove andare”, conclude.
Secondo varie testimonianze, a Hudaydah c’è una situazione sempre più drammatica, con carenza di cibo, acqua, elettricità e medicine, che quando si trovano hanno dei prezzi folli. Gli impiegati statali nella città portuale non prendono lo stipendio dallo scorso settembre, e la Banca Centrale di Sana’a, secondo le Nazioni Unite, non riesce a pagare i circa 1.5 milioni di dipendenti pubblici, tra cui insegnanti, infermieri, dottori, a causa dell’embargo deciso dalla coalizione.
Jan Egeland, del Norwegian Refugee Council, ha le idee chiare in merito: “L’80% degli aiuti alimentari arriva da Hudaydah. Se verrà attaccata – come si vocifera in questi giorni – questa ancora di salvezza verrà eliminata e sicuramente avremo una carestia che coinvolgerà milioni di persone”.
Secondo Wahabi, l’offensiva della coalizione araba su Hudaydah potrebbe essere devastante, e condotta da più direzioni, con truppe in avanzamento dal distretto di Midi ( a nord di Hudaydah), dalle acque di fronte al porto stesso e dal porto di Mocha, a sud di Hudaydah.
La voce diffusasi nelle scorse settimane, secondo la quale Arabia Saudita e Emirati Arabi Uniti avrebbero chiesto alle Nazioni Unite di prendere il controllo del porto per evitare una pesante escalation, è stata smentita da Jamie McGoldrick, coordinatore dell’emergenza umanitaria in Yemen.
Sarebbe invece confermata la richiesta saudita di una partecipazione più concreta degli Stati Uniti al conflitto, e all’operazione sul porto di Hudaydah. Washington – anche prima del recente patto per aiuti militari siglato da Trump a Riad – già fornisce a Riad munizioni, intelligence e rifornimenti in volo agli aerei da guerra sauditi.
A questo proposito, lo scorso mercoledì una delegazione di 16 membri del Congresso americano hanno mandato una lettera al Segretario alla Difesa, James Mattis, in cui mettono in guardia da eventuali “effetti catastrofici di un coinvolgimento americano nell’attacco saudita al porto di Hudaydah”. Un’altra lettera rilasciata un mese fa da 55 membri della Camera dei rappresentanti solleva preoccupazioni rispetto all’ipotesi che “operazioni contro gli Houthi possano togliere troppe risorse alla guerra contro AQAP, il braccio di Al Qaeda nella Penisola araba, contro cui gli Houthi a loro volta combattono. (AGI) Lby
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