Arabia Saudita: cos’è il wahhabismo?

(AGI) – Beirut, 22 mag. – Il wahhabismo è un movimento di “riforma” islamica fondato a metà del 1700 da Muhammad Ibn abd al Wahhab, che promuoveva il ritorno alle pratiche degli albori dell’islam, la centralità della sovranità di Dio e sopratutto una lettura letteralista dei Testi Sacri, Sunna e Corano in particolare.
L’approccio di Ibn Wahhab, che si proponeva il fine di riportare l’Islam ai fasti dei primi suoi anni, si caratterizzava per la sua rigidità nel perseguimento dell’eterodossia: secondo Ibn Wahhab, per esempio, le tombe e i mausolei dei santi dovevano essere distrutte, e il pellegrinaggio verso di esse doveva essere vietato. Le pene corporali (hudud) devono essere integralmente recuperate e rigidamente applicate.
Nel tentativo di riformare l’Islam, Ibn Wahhab si opponeva – paradossalmente, in un certo senso – a qualunque forma di innovazione (bid’a) nell’Islam, avvertendo i musulmani sulla necessità di tornare agli insegnamenti e alle pratiche dei “salaf”, i pii antenati, cioè i primi quattro califfi successori di Muhammad, accompagnandovi il rifiuto di storicizzarli. Le sue idee furono fortemente influenzate dai lavori di un teologo del 1200, Ibn Taymiyah, vissuto al tempo dell’invasione mongola del Califfato abbaside, che vedeva lo Stato come un accessorio della religione e si faceva promotore di una visione esclusivista dell’Islam.
Nonostante i mongoli si fossero al tempo convertiti all’Islam dopo aver conquistato l’Asia centrale e il Levante, Ibn Taymiyah utilizzò per loro il termine di kafir (infedeli), che oggi con i gruppi terroristici come Isis e Al Qaeda – che chiamano “infedeli” tutti coloro che non si adeguano alla loro visione salafita-wahhabita dell’Islam – sta recuperando una certa popolarità. I primi destinatari delle “scomuniche” wahhabite sono i musulmani sciiti – la cui gran parte risiede oggi in Iran -, accusati tra le altre cose di “idolatrare” il genero di Muhammad, Ali Ibn Abi Talib.
Il wahhabismo mira alla trasformazione di precetti religiosi in obblighi, se possibile sanciti per legge, e ne fa derivare la validità dal fatto che questi obblighi (e divieti) esistevano al tempo del Profeta Muhammad. E’ vietato radersi la barba, fumare tabacco, venerare santi e profeti.
La fortuna del wahhabismo si lega a doppio filo alla storia della attuale famiglia regnante in Arabia Saudita: gli al Saud. La loro alleanza ha portato nel 1932 alla fondazione della monarchia saudita, in cui gli Al Saud governano con la “legittimazione” degli Ulema di orientamento wahhabita, preservandosi a vicenda.
A partire dagli anni ’70, con il sostegno degli introiti del petrolio, le fondazioni caritatevoli saudite hanno iniziato a finanziare sistematicamente madrase wahhabite in giro per il mondo: secondo il Dipartimento di Stato americano negli ultimi quattro decenni Riad ha investito più di 10 miliardi di dollari nel finanziamento di fondazioni di questo genere, nel tentativo – che assume i contorni dell’esercizio di un “soft power” – di rimpiazzare l’Islam sunnita ortodosso con il rigido wahhabismo. Secondo le agenzie di intelligence europee, poi, circa il 20% di questi finanziamenti sarebbero finiti nelle casse dei movimenti jihadisti come al Qaeda. Oggi il wahhabismo è il riferimento ideologico non solo della casata reale degli Al Saud, ma anche di tutti i movimenti jihadisti del Globo.
Con la minaccia globale posta dalle bandiere nere dell’Isis, è in qualche modo suggestivo e ironico ricordare che proprio l’Imam Ali – che per gli sciiti è il primo legittimo successore di Muhammad – in un suo detto molto popolare contenuto nella raccolta di hadith “Kitab al Fitan”, che alludeva alla “fine dei tempi”, disse, citando lo stesso Profeta Muhammad:
“Quando vedrete le “bandiere nere”, nn muovetevi! [non seguitele! non accorrete in loro aiuto, perché sono mendaci, non conducono al vero!]. Poi comparirà una gente “debole e irrilevante”, con “i cuori duri” come pezzi di ferro: essi sono ‘i Compagni dello Stato’, non rispettano nessuna alleanza, né patto alcuno, invitano al Vero senza però appartenere ad esso, si fanno chiamare con i soprannomi [Abu bakr, Abu Musa’b..], e vengono riferiti alle città [al Baghdadiyy, Al Amrikiyy], ed hanno i capelli lunghi, come i capelli delle donne. Dureranno finché non entreranno in contrasto tra di loro, poi Allah, il Vero, manifesterà cji egli vorrà..”. Una premonizione? (AGI) Lby
Advertisements

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s