Hamas: chi è il nuovo leader Ismail Haniyeh

(AGI) – 9 mag. – Sabato scorso, pochi giorni dopo la pubblicazione del nuovo statuto di Hamas, Ismail Haniyeh è stato scelto come nuovo leader dell’ala politica dell’organizzazione politico-militare palestinese. Haniyeh sostituisce nell’ufficio di Doha – la sede politica di Hamas – Khaled Meshaal, che ha curato le relazioni internazionali e finanziarie del gruppo per gli ultimi 12 anni.
L’elezione di Haniyeh da parte del Consiglio della Shura del movimento islamista arriva in un momento particolare per Hamas: in calo da tempo, e per motivi diversi, il sostegno di Egitto, Iran e Siria, l’organizzazione ha da poco pubblicato il suo nuovo statuto, dove prende le distanze dalla Fratellanza musulmana e ammorbidisce la sua posizione verso Israele, annunciando il riconoscimento dei confini del 1967.
Ci sono diverse angolazioni dalle quali leggere questa elezione: se da una parte ci si aspetta che Haniyeh prosegua nel tentativo – messo in moto dal suo predecessore Meshaal – di miglioramento delle relazioni coi paesi arabi, dall’altra l’ascesa del 54enne leader politico si inserisce nel processo di ribilanciamento interno ad Hamas stessa, a favore della leadership di Gaza e della sua ala militare, le Brigate Ezzedine al Qassam. Insomma, un lento spostamento dei centri di potere: da Doha a Gaza.
Haniyeh, 54 anni e tredici figli, ha una lunga storia, personale e all’interno di Hamas. Nato nel campo profughi di Al Shati, nella Striscia di Gaza (dove tuttora ha casa), dopo aver passato vari periodi nelle carceri israeliane tra gli anni ’80 e ’90, è stato a lungo assistente del leader spirituale di Hamas, lo Sceicco Ahmad Yassin (assassinato in un raid aereo israeliano nel 2004), e ha sempre goduto di grande popolarità tra i palestinesi della Striscia.
Nel 2006 contribuisce alla vittoria di Hamas alle elezioni parlamentari e diventa Primo ministro dell’Autorità Nazionale Palestinese, carica che però a causa del conflitto tra Fatah e la stessa Hamas gli viene negata da Abu Mazen, che nomina Salam Fayyad in seguito alla presa della Striscia di Gaza da parte del movimento islamista.
Proprio all’inizio di quest’anno, Hamas aveva selezionato Yahya Sinwar, un leader oltranzista, per sostituire lo stesso Haniyeh come leader a Gaza, una mossa che a molti è parsa in contraddizione con l’ammorbidirsi delle posizioni palestinesi sancito dal nuovo statuto. “La composizione del bureau politico a Gaza tende al radicalismo”, spiega l’analista politico palestinese Hussam al Dajani al New York Times. “Haniyeh è un elemento di equilibrio, essendo una persona flessibile che sostiene la pace, l’unità e la stabilità della regione”.
Secondo un ricercatore della Swedish Defense University Bjorn Brenner, nonostante una reputazione di leader politicamente affabile, che più di tutti ha contribuito al rafforzamento dell’ala politica di Hamas, portando quest’ultima a vincere le elezioni del 2006 e trasmettendo la generale sensazione di maggiore moderazione rispetto ai suoi predecessori, questi anni di aspro confronto – quando non ostilità – con Fatah (oltre ai conflitti con Israele, ultimo dei quali lo scorso 2013) hanno spinto Haniyeh ad intensificare i suoi rapporti con l’ala militare del movimento.
“Haniyeh ha subito una radicalizzazione per via della situazione a Gaza”, spiega Brenner al Los Angeles Times. “E’ stato uno dei leader convinti che la partecipazione di Hamas al processo politico avrebbe reso l’organizzazione legittima agli occhi della comunità internazionale, rafforzando i palestinesi, e costringendo Israele a trattare col movimento. Ma non è andata così”. Hamas è tuttora considerata una organizzazione terroristica da Israele, Stati Uniti e Unione europea. (AGI) Lby
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