Siria/Iraq: possibile riavvicinamento tra Isis e al Qaeda?

(AGI) – Beirut, 19 apr. – Nei teatri di guerra in Siria, Iraq e Libia, un dato sembra incontestabile: l’Isis perde terreno. In Siria i miliziani fedeli ad Al Baghdadi sono ormai asserragliati a Raqqa, nel nordest del Paese, dove a breve partirà l’offensiva militare delle Sdf, sostenuta dai raid della coalizione a guida americana; in Iraq, secondo il governo di Baghdad, l’Isis controlla ormai meno del 7% del territorio; in Libia, Daesh ha perso la sua roccaforte a Sirte, e fa i conti col fuoco incrociato delle varie milizie islamiste e degli uomini del generale Khalifa Haftar.

Anche in Afghanistan, dopo il lancio della Moab da parte degli Stati Uniti e il proseguimento dell’offensiva dell’Esercito afghano e delle truppe speciali americane, la presenza dell’Isis nella provincia di Nangarhar si sarebbe ridotta a meno di mille uomini, e dallo scorso marzo l’area sotto il loro controllo si sarebbe ristretta di circa 150 chilometri quadrati.

Sono sviluppi di per sé positivi, nonostante spesso, negli ultimi anni, ad una sconfitta militare dell’Isis corrisponda una risposta asimmetrica, un’azione terroristica in un teatro europeo o mediorientale. E’ un altro, tuttavia, l’effetto collaterale più preoccupante delle difficoltà dell’Isis sul campo di battaglia: la possibile riconciliazione con Al Qaeda, con cui in questi ultimi anni, specialmente in Siria, Daesh ha più combattuto che cooperato.
L’allarme è stato lanciato direttamente dal vice presidente iracheno Ayad Allawi, che ha informato i media che in queste settimane sono in atto dei colloqui tra rappresentanti del Califfo Al Baghdadi e rappresentanti del leader di al Qaeda, Ayman al Zawahiri.
Il tema sul tavolo sarebbe proprio la lunga serie di sconfitte militari subite dall’Isis nella regione, da Mosul a Sirte, che lo ha portato a perdere quasi tutto il territorio che controllava in Iraq (nel momento migliore, più di metà del Paese) e in Siria. Se nel Paese a est del fiume Eufrate Daesh ha fatto i conti con una ampia alleanza composta da truppe irachene, pashmerga curdi, milizie sciite sostenute dall’Iran, sostenute dai raid aerei della coalizione, nel nord della Siria sono sopratutto le Syrian Democratic Forces (sempre sostenute dai raid aerei) a mettere gli stivali sul terreno. Nel resto de Paese, invece, Daesh combatte sia contro il regime siriano ed Hezbollah, che contro reparti di Fatah al Sham, cioè l’ex Jabhat al Nusra, affiliata ad Al Qaeda.
La scissione tra Al Qaeda e l’Isis è avvenuta prima della proclamazione del Califfato a Mosul: nel 2013 Al Baghdadi, fino a quel momento a capo dell’Islamic State of Iraq – attivo in Iraq sia contro le truppe statunitensi che contro la comunità sciita -, emanazione locale di Al Qaeda, annuncia di voler fondere il suo gruppo con quello di Al Nusra, fondato in Siria da un suo fidato comandante, Abu Muhammad al Jowlani. Quest’ultimo rifiuta la fusione e le due formazioni si separano.
Da quel momento si verifica la prepotente ascesa dell’Isis, che avrà il suo zenit nella proclamazione del Califfato a Mosul, nel giugno 2014., dopo il quale migliaia di qaedisti aderiscono al suo progetto jihadista. Al Qaeda nel frattempo consolida la sua presenza tra le formazioni ribelli che combattono il regime di Bashar al Assad in Siria, marginalizzando il fronte iracheno. Questo consolidamento fa però i conti con l’intervento russo a sostegno di Damasco nel 2015, che ha su Al Qaeda gli stessi effetti dell’intervento della coalizione, dei curdi, delle milizie e dell’esercito iracheno contro Daesh in Iraq.
La possibile riunione tra i due gruppi terroristici è quindi conseguenza di una reciproca difficoltà e della conseguente necessità di mutuo sostegno, in Siria e in Iraq sopratutto. Visto l’ingente impegno militare di diversi attori sul teatro levantino, è improbabile che essa possa determinare una riconquista da parte dei jihadisti delle aree precedentemente controllate, ma certamente sarebbe un ostacolo ulteriore alla prospettiva di pace in Iraq e in Siria.
Secondo alcune stime citate dal quotidiano Al Sharq al Awsat, l’Isis ha oggi circa 15000 militanti tra le sue fila, mentre il network qaedista – in cui operano gruppi come Ahrar Al Sham e Tahrir al Sham – ne conta circa 30000. Ciò, senza considerare la presenza dei jihadisti tra Asia centrale, Nordafrica e Africa centrale, dove formazioni come Boko Haram (in Nigeria) e Al Shabaab (in Somalia) hanno legami rispettivamente con il gruppo di A Baghdadi e quello di Al Zawahiri. (AGI) Lorenzo Forlani (Lby)
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