Egitto: la galassia jihadista nel Sinai fuori controllo

(AGI) – Beirut, 19 apr. – I sanguinosi attentati della domenica delle Palme contro i cristiani copti a Tanta e ad Alessandria, nei quali sono morte quasi cinquanta persone, sono solo la punta dell’iceberg di una campagna di pogrom confessionali portata avanti dall’Isis e dai gruppi estremisti che a vari livelli operano in Egitto, e che sopratutto nel Sinai stanno seminando il panico a tutti i livelli.

Secondo Mokhtar Awad, esperto di gruppi terroristici della George Washington University, gli ultimi attentati segnano in qualche modo un “salto di qualità” nella persecuzione dei copti, poiché sarebbero stati orchestrati attraverso il coordinamento tra diverse cellule all’interno del Paese, con legami diretti con il quartier generale dell’Isis in Iraq e Siria, anziché da una singola milizia o gruppo terroristico attivo nell’area.
Prima di questi attentati, gli uomini e gli emuli di Al Baghdadi sembravano avere l’obiettivo di attivare con i cristiani d’Egitto la stessa logica settaria in atto nei confronti dei musulmani sciiti in Iraq: lo si è visto a partire dallo scorso anno, quando sono iniziati i pogrom anti-copti nel Sinai, che hanno costretto centinaia di cristiani ad abbandonare la città di Al Arish.
Le persecuzioni nel Sinai non segnalano solo l’aumento del takfirismo e del terrorismo di matrice settaria: sono anche l’ennesima spia di una situazione fuori controllo nella Penisola nel nord-est dell’Egitto, dove sin dalle rivolte del 2011 gli scontri tra Esercito egiziano e varie milizie hanno fatto registrare più di un migliaio di morti.
Nel penisola del Sinai – nota per essere un’area dove vige l’anarchia, che serve da rotta clandestina per i movimenti di armi – l’isolamento delle popolazioni beduine, lasciate a se stesse in un’area dotata di pochissime risorse, ha in qualche modo facilitato l’attecchimento del jihadismo, che è presente a fasi alterne sin dagli anni ’70. Nel Sinai operano dal 2011 molti gruppi terroristici, impegnati su base settimanale in scontri a fuoco con le truppe egiziane e responsabili di numerosi attacchi terroristici.
Si potrebbe pensare che i recenti attentati contro i copti siano una prova di forza dell’Isis: una prova di forza rivolta all’Occidente e alle forze che in Siria, Iraq e Libia stanno costringendo gli uomini di Al Baghdadi alla ritirata, ma anche una prova di forza nei confronti di Al Qaeda, che nel Sinai e in Egitto vanta una presenza storica.
Negli anni ’70 il gruppo più forte nella penisola era il Takfir wa Hijra (“scomunica ed esodo”) guidato da Shukri Mustapha: dopo la morte del leader, molti membri del gruppo si sono reinventati ed hanno aderito ad altri gruppi dell’orbita qaedista. Alcuni di essi sono stati arrestati in Ucraina nel 2009.
Oggi in Sinai proliferano gruppi diversi, riconducibili ad Al Qaeda e all’Isis. Sotto l’ombrello di Al Qaeda – che opera anche con il suo braccio principale nell’area, cioè Al Qaeda in Sinai Peninsula (AQSP) – ci sono gruppi come Ansar al Sharia di Ahmed Ashoush, fondato nel 2012; c’è Jaish al Islam, autore di un altro attentato contro una chiesa copta ad Alessandria nel 2011, in cui morirono 23 persone; ci sono le Brigade Abdullah Azzam, fondate ufficialmente nel 2009, attive sopratutto in Libano ma anche nel Sinai, dove nel 2004, prima della loro istituzione formale, realizzarono un attentato all’Hitlon di Taba, uccidendo 31 persone; ci sono le Brigate al Furqan, impegnate spesso in scontri a fuoco con le Forze di sicurezza egiziane, e c’è Tawhid al Jihad, attivo dal 2008 ma oggi indebolito dal fuoco incrociato di attori diversi come Israele, Egitto e Hamas.
Dal 2014, però, c’è anche l’Isis: prima della proclamazione del Califfato a Mosul, nel Sinai l’Isis dal 2012 operava tramite il Mujaheddin Shura Council in the Environs of Jerusalem, un gruppo che, come nel caso di Tawhid al Jihad, viene combattuto da Israele, Egitto e Hamas, il cui nucleo principale oggi pare essersi spostato nell’orbita qaedista.
Il gruppo che pare avere dei progetti che vanno oltre la lotta alle forze armate egiziane ed i pogrom anti- cristiani sembra essere però Ansar Beit al Maqdis. Nato nel 2011 grazie all’afflusso di militanti da tanti piccoli gruppi di orientamento salafita, dal 2013 in guerra contro le Forze armate egiziane, dal 2014 Ansar Beit al Maqdis non si è solo limitato a giurare fedeltà all’autoproclamato califfo Al Baghdadi: nel novembre 2014 si è trasformato e, analogamente a quanto fatto dall’Isis nel Levante, ha proclamato una provincia sotto il suo controllo: la Wilayat al Sinai, che ha anche un suo “governatore”, Abu Hajar al Hashemi, annunciato dal gruppo lo scorso dicembre. All’interno del gruppo operano molti militanti che hanno già combattuto in Iraq e Siria, e in questi tre anni hanno ucciso più di un centinaio di soldati egiziani.
Sono loro, probabilmente, i principali responsabili indiretti di ciò che sta accadendo ai cristiani e alla sicurezza del Sinai almeno negli ultimi due anni. Sono sempre loro che ad ottobre 2015 hanno abbattuto nei cieli egiziani un aereo civile russo, nel quale sono morte 224 persone. Secondo le stime, l’Isis nella penisola del Sinai può contare su circa 1500 uomini. E’ tuttavia molto complicato fare stime affidabili, dato che la composizione del gruppo può cambiare continuamente, in virtù del continuo afflusso di membri di tribù beduine dell’area, di alleanze siglate con altri movimenti, come quella recente con Ansar al Sharia (originariamente legata ad al Qaeda), o addirittura di fusioni. (AGI) Lby
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