La comunità copta in Egitto

(AGI) – 17 apr. – I copti rappresentano la più vasta comunità cristiana dell’intero medioriente, disseminata tra Sudan e sopratutto Egitto, con un numero di appartenenti che varia da 8 a 15 milioni di persone, circa il 10% della popolazione dell’attuale Egitto. Si tratta di un gruppo etnoreligioso egiziano, con una propria lingua liturgica – il copto, considerata la discendente della lingua egizia -, che popola queste terre da prima della conquista arabo-islamica nel settimo secolo dopo Cristo.

La maggior parte della comunità copta aderisce alla Chiesa ortodossa copta, con sede ad Alessandria d’Egitto, e al cui Patriarca – oggi Tawadros II, succeduto a Shenouda III nel 2012 – spetta il titolo di “Papa”. La nomina del 118esimo Papa copto è avvenuta il 4 novembre 2012, con l’estrazione di un nome a sorte da parte di un bambino, la cui mano secondo la tradizione è guidata dal volere divino.
Il resto della comunità è spartito tra altre confessioni cristiane protestanti e sopratutto la Chiesa cattolica copta, che nel 1700 si è riunita in comunione con il Papa di Roma e che ha un altro rappresentante, Abramo Isacco Sidrak.
La parola “copto” secondo alcuni studi etimologici significherebbe “egiziano”, e deriva dalla parola greca “Aigyptos”, che a sua volta deriva dall’antico termine egizio “Hakkaptah” (dimora dello spirito del Dio Ptah), uno dei nomi della prima capitale dell’Antico Egitto, Menfi. Dall’epoca della conquista araba nel 641 d.c, i musulmani hanno utilizzato la parola “guipte” (copto) per designare gli Egiziani, che a quell’epoca erano appunto cristiani. Col passare del tempo la parola “copto” ha finito per identificare i cristiani.
La Chiesa copta fu fondata in Egitto nel 1 secolo d.c, ed ha origine nella predicazione di San Marco, evangelista che predicò in Egitto sotto l’impero di Nerone. La separazione dalla Chiesa latina e greca avvenne a causa del Concilio di Calcedonia, che stabilì che Cristo era al tempo stesso Dio e uomo. Disposizione che non venne accettata dai copti.
Dopo il Concilio Vaticano II ha avuto inizio un cammino ecumenico che solo nel 1973 ha visto il primo incontro tra Papa Paolo VI e il Papa dei Copti, Shenouda III, dopo ben 15 secoli. Il risultato principale di questo dialogo intra-cristiano è stata la dichiarazione comune del 1988. I Copti oggi sono presenti in Egitto in tutte le aree del Paese e appartengono a varie categorie sociali, pur considerandosi normalmente al di fuori di alcuni settori come la giustizia, l’università e le forze armate.
Dalla fine dello scorso anno in particolare, i Copti sono sotto attacco da parte dei gruppi jihadisti attivi nel Paese, sopratutto nel Sinai. L’Isis in particolare ha dichiarato guerra ai copti d’Egitto. I due attentati di domenica scorsa in due Chiese a Tanta e Alessandria – quarantasette morti in totale, più un centinaio di feriti – si aggiungono infatti a quello di dicembre scorso nella Chiesa di San Pietro al Cairo, nel quale sono morte altre 29 persone.
Inoltre, dalla fine dello scorso anno si è attivata una campagna di pogrom indiscriminati nel nord del Sinai, che a febbraio scorso ha visto centinaia di cristiani copti lasciare la cittadina di Al Arish, in seguito all’uccisione di sette correligionari, attaccati nei loro negozi o nelle loro case da militanti ed estremisti islamici.
Tra le personalità più conosciute di confessione copta ci sono il famoso imprenditore delle telecomunicazioni egiziano, Naguib Sawiris, il miliardario e finanziere Fayez Sarofim, e sopratutto l’ex ministro degli Esteri sotto il governo Sadat – oltre che sesto segretario generale delle Nazioni Unite, Boutros Boutros-Ghali. La diaspora copta ha rappresentanti in vari paesi, tra cui Stati Uniti, Canada, Australia, Giordania, Emirati Arabi Uniti, Libano, Kenya e Germania. (AGI) Lorenzo Forlani (Lby)
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