Iran: perché l’Isis ha pubblicato il primo video in persiano

(AGI) – Beirut, 5 apr. – Si intitola “La terra di Persia: tra ieri e oggi”, ma non è un documentario geografico. Si rivolge agli iraniani, ma non a tutti gli iraniani. E’, bensì, il nuovo video di propaganda militare pubblicato dall’Isis, dalla durata di 36 minuti, che si rivolge alla minoranza sunnita – circa 10 milioni di persone – in Iran.
L’Iran, paese a maggioranza sciita, è considerato il nemico numero uno dall’Isis, anche prima dell’Occidente: i musulmani sciiti sono infatti per Daesh dei falsi musulmani, meritevoli di morire. Inoltre, l’Iran è stato il primo paese a soccorrere con aiuti militari sia Baghdad che Erbil nella guerra allo Stato islamico.
Il timing di quest’ultimo video è interessante, perché sottolinea che, nonostante la perdita di territorio in Iraq e nel Levante, l’Isis è determinato ad allargare il fronte a tutto il Medioriente e l’Asia occidentale. Due gli obiettivi del contenuto: minacciare frontalmente il regime iraniano e incitare alla violenza la minoranza sunnita all’interno del Paese.
A parte un persiano di qualità molto bassa, pieno di errori di sintassi, il video colpisce per la deliberata disinformazione contenuta nella sua retorica, ormai archetipica dei contenuti salafi-jihadisti, e per una qualità inferiore rispetto agli altri video realizzati da Daesh. La tesi di fondo è che l’Iran sciita sia equivalente all’Iran pre islamico, quello Sassanide, e per questo una entità da combattere. La minoranza sunnita, in questo senso, viene vista come una minoranza oppressa da quelli che vengono chiamati “Magi”, in riferimento alla antica religione dell’Iran, lo Zoroastrianesimo, di cui oggi rimangono qualche migliaio di rappresentanti in Iran.
Teheran viene rappresentata come un “alleato segreto di Israele e Stati Uniti”, a cui si aggiunge la retorica dei persiani nemici degli arabi, e responsabili del sabotaggio interno della civilizzazione islamica. L’errore più evidente – ma probabilmente voluto – è quello che associa i Safavidi (la dinastia che nel 16mo secolo governò l’Iran, la prima che afferma lo sciismo come religione dell’impero) alla cultura e alla lingua persiana: nulla di più falso, dato che i safavidi erano una dinastia di lingua e cultura turca, non persiana. Ciò si riflette nei giorni nostri, visto che solo il 55% degli iraniani sono persiani. Il resto, sono appunto arabi, baluchi, azeri, curdi, turcomanni, e altre minoranze. L’attuale Guida Suprema, l’ayatollah Khamenei, è di etnia azera e parla anche il turco.
La minaccia diretta allo Stato iraniano viene concretizzata attraverso l’annuncio di un nuovo battaglione dell’Is, il “Salman-e farsi”. Il nome di questo battaglione è importante perché fa riferimento ad un compagno del Profeta, il primo iraniano della storia a convertirsi all’Islam. Si tratta di una figura celebrata come un’icona in Iran, sia dalla componente sunnita che sciita.
Se la possibilità di attaccare l’Iran frontalmente o con attentati rimane abbastanza remota, vista la profondità dei servizi di intelligence iraniani – a lungo impegnate nel contro spionaggio nei confronti di Israele e Stati Uniti, oltre che di formazioni qaediste attive nel Balucistan -, la prospettiva di un incitamento ad azioni terroristiche da parte della minoranza sunnita – presente sopratutto nelle regioni sud orientali e sud occidentali, al confine con Pakistan e con l’Iraq – è più concreta. La minaccia, nel video, è amplificata dall’esplicito rigetto del rappresentante principale della comunità sunnita in Iran, Molavi Abdul Hamid, considerato dall’Isis un collaboratore del nemico. Nel filmato si fa inoltre riferimento ad attentati condotti da “lupi solitari”.
In un aspetto la propaganda sembra poter essere efficace: dal punto di vista dell’espansione territoriale dell’Is, i miliziani considerano l’Iran come l’anello di congiunzione geografica tra i territori controllati nel Levante arabo e quelli di Pakistan e Afghanistan, dove la presenza di Daesh è sempre più forte. Non è il primo contenuto rivolto dagli jihadisti all’Iran: già nel giugno 2015, Abu Muhammad al Joulani, leader del fronte qaedista di Al Nusra, minacciava attentati in Iran, come risposta all’intervento di Teheran in Siria. (AGI) Lorenzo Forlani (Lby)
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