Somalia: lo strano connubio tra Whatsapp e clan tribali nella lotta alla carestia

(AGI) – Beirut, 17 mar. – Reti social e reti tribali tendono a evocare sensazioni opposte: le prime sono un’espressione del mondo tecnologico moderno, le seconde vengono quasi sempre associate ad un modo di vita arretrato, retaggio di un passato che la carenza di sviluppo umano perpetua. Eppure, i due concetti possono coesistere, interagire.

In Somalia sta accadendo: il ritardo negli aiuti internazionali e l’insufficienza della risposta al problema della carestia ha infatti indotto i somali – all’interno del paese e all’estero – ad escogitare nuove meccanismi di sostegno alle comunità. Ed il più oliato sembra essere quello che combina l’utilizzo di Whatsapp e delle reti claniche.
In una società ancora largamente divisa per linee tribali, il meccanismo funziona così: i membri ogni clan (talvolta molto numeroso) aprono una chat collettiva su Whatsapp relativa al proprio gruppo tribale, fanno l’inventario delle famiglie – interne al gruppo – che hanno più urgente bisogno di aiuto e decidono quanti nuclei possono sostener, sulla base del calcolo che ognuno di essi ha bisogno di circa 60 dollari al mese.
Quindi, depositano la somma richiesta in un conto bancario della Dahabshiil, la compagnia internazionale per il trasferimento di denaro creata nel 1970 da un imprenditore somalo, e inviano sulla chat la foto della ricevuta di avvenuto versamento. A quel punto un comitato di cinque persone preleva i soldi dal conto e compra i beni necessari alle famiglie, di solito riso, latte in polvere e acqua.
“I gruppi su Whatsapp per il sostegno alle famiglie si sono diffusi molto rapidamente. Qualcuno mi ha aggiunto, allora io ho aggiunto un altro e in pochissimo tempo eravamo già centinaia di persone ad utilizzare questa formula. Qui tutti si preoccupano del proprio clan. Così facendo, almeno siamo sicuri di prenderci cura delle persone che conosciamo”, spiega Jamal Abdi Sarman, somalo, che lavora in una organizzazione umanitaria.
Del network fanno parte molti membri della ampia diaspora somala, sopratutto in Canada, dove ce ne sono circa 45000. Chiaramente, i clan più ristretti o con meno connessioni all’estero sono quelli che usufruiscono meno di questo sostegno, e il cui sostentamento è maggiormente nelle mani delle agenzie internazionali.
Secondo queste ultime in Somalia ci sarebbero circa 6.2 milioni di somali a rischio carestia. Sulla situazione di emergenza era intervenuto nei giorni scorsi Saad Ali Shire, ministro dell’autoproclamata Repubblica del Somaliland: “C’ è un immediato bisogno di di aiuti, sopratutto per quel che riguarda cibo, acqua e medici, che dovrebbe essere fornito nelle prossime due o tre settimane. Altrimenti andremo incontro ad una catastrofe”. (AGI) Lorenzo Forlani (LBY)
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