Marocco: Re Mohammed VI rimuove il primo ministro Benkirane

(AGI) – Beirut, 16 mar. – Tempo scaduto. Il Re del Marocco Mohammed VI, contravvenendo al suo tradizionale non interventismo, ha rimosso il primo ministro Abdelillah Benkirane, dopo avergli concesso cinque mesi per formare un governo. Benkirane è il leader del partito islamista moderato PJD (Partito di giustizia e sviluppo, nome che ricalca quello del partito di Erdogan, a cui si ispira), che ha vinto le elezioni parlamentari lo scorso anno.

“Il Re – spiega la nota del Palazzo Reale – ha chiesto in più occasioni al primo ministro designato di accelerare la creazione di un nuovo governo ma l’assenza di segnali che suggerissero la sua imminente formazione e la necessità di superare il blocco annoso dei negoziati politici hanno indotto Mohammed VI a revocare l’incarico a Benkirane, al fine di consolidare il processo democratico e preservare le conquiste fatte dal Paese”.

A ottobre 2016 il Pjd aveva ottenuto 125 seggi su 395 totali, senza quindi raggiungere la maggioranza assoluta di 198 voti. In questi cinque mesi, tuttavia, Benkirane non è riuscito a trovare il sostegno sufficiente (73 parlamentari) per formare un nuovo governo.
Si tratta di un passo indietro per il PJD, che tradizionalmente, nei governi precedenti (la prima volta nel 2011), era riuscito ad assicurarsi un sostegno abbastanza trasversale, da parte di forze eterogenee, sia a destra che che a sinistra. Recentemente, tuttavia, tensioni si sono registrate sopratutto con le forze di orientamento socialista, che insieme ad altre hanno – paradossalmente – accusato Benkirane di essere troppo vicino al Palazzo reale.
La fase di stallo era iniziata già dopo la vittoria delle elezioni da parte di Benkirane, con il naufragio delle trattative con il RNI (Raggruppamento Nazionale degli Indipendenti, di orientamento liberale) guidato da Aziz Akhennoush, ex ministro dell’Agricoltura.
Ora il Re Mohammed VI dovrebbe nominare un altro membro del PJD, che secondo quanto afferma la Costituzione marocchina dovrà essere proposto dallo stesso partito. Non è ancora chiaro chi potrà essere il nuovo nominato. Secondo alcuni osservatori, non è da escludersi la possibilità di un governo di unità nazionale
Il Marocco è infatti in una fase delicata della sua storia, pur al riparo dalle turbolenze dell’area, e la formazione di un governo stabile appare prioritaria. La questione centrale sembra essere la tensione – che potrebbe sfociare in una guerra – col Fronte Polisario e con l’Algeria in merito all’indipendenza del Sahara occidentale, il più esteso territorio non autonomo al mondo (267 mila chilometri quadrati, poco meno dell’Italia). (AGI) – Lorenzo Forlani (Lby)
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