Il declino finanziario dell’Isis

(pubblicato su Agi)

 

(AGI) – Beirut, 21 feb. – Un calo drastico degli introiti, strettamente connesso alla perdita di territori sotto il proprio controllo tra Iraq e Siria. Il “modello finanziario” del sedicente Stato islamico vacilla: secondo uno studio condotto dall’International Center for the Study of Radicalisation and Political Violence, le entrate dell’Isis si sono più che dimezzate nel corso del 2016, l’anno in cui sono partite le più importanti offensive – quella di Mosul su tutte – per sottrarre ai miliziani le regioni sotto il suo controllo. Secondo vari report, già a ottobre del 2016 – mese in cui è partita l’ultima offensiva dell’esercito iracheno sulla seconda città più popolosa del paese – l’Isis aveva perso almeno un terzo delle aree sotto la sua gestione in Siria e Iraq.

Se nel 2014, anno in cui proprio a Mosul fu proclamato lo Stato islamico, le entrate dell’Isis erano comprese in una forbice che andava dal miliardo al miliardo e ottocento milioni di dollari annui, nel 2016 questa cifra sembra attestarsi tra i 500 e gli 800 milioni di euro: ancora tanti per una organizzazione militare che può contare su un ricambio di manodopera costante, ma molti meno se si considera l’Isis uno “Stato”, seppur embrionale e del tutto sui generis.

Contrariamente a quanto si tende a pensare, la maggior parte degli introiti dell’Isis non deriva dai più volte citati donatori esterni – provenienti sopratutto dai Paesi del Golfo -, definiti dai ricercatori dell’Icsr “irrilevanti”, ma dalla tassazione diretta delle popolazioni sotto il proprio controllo, dalla confische, dai saccheggi e della vendita di petrolio proveniente dalle aree controllate in questi due anni e mezzo.

Sopratutto in seguito alla perdita delle aree del governatorato di Ninive – la cui capitale è proprio Mosul – i ricavi da vendita di petrolio sono scesi drasticamente, in particolare tra il 2015 (550 milioni di dollari) e il 2016 (250 milioni); le tassazioni e le confische, che nel 2015 avevano portato nelle casse di Daesh tra i 400 e gli 800 milioni di dollari, nel 2016 hanno fruttato tra i 200 e i 400 milioni; con l’abbandono da parte dei miliziani di aree più popolose, anche i fondi derivanti dai saccheggi, dalle confische e dalle multe di vario genere hanno subito un drastico declino: si passa dai 350 milioni del 2015 ai 190 del 2016. (AGI) lby

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