Trump e i calcoli sbagliati dei russi

Lo dico ora che abbiamo meno elementi. Io penso che i russi, e non solo, abbiano fatto male i loro calcoli: preferiscono Trump perché lo pensano loro amichetto ma la realtà – fate pure uno screen shot – è che, analfabetismo a parte, la differenza tra la Clinton e Trump rispetto alla Russia è una sola: la prima ha un’idea, per quanto a mio avviso becera, dei rapporti internazionali, e non nasconde il desiderio di continuare a usare i muscoli contro la Russia stessa e i suoi alleati, sul solco della tradizione americana, perché la guerra fredda per certi versi non è mai finita, e l’eccezionalismo americano continua a essere portato come un vessillo, cardine della politica statunitense.

Il secondo non ha alcuna idea, improvvisa, gigioneggia, ha condotto una campagna elettorale furba, antagonista, ma alla resa dei conti voglio proprio vedere se sarà in grado di ribaltare il tavolo coi fatti oltre che con le parole.

Ne dubito, sia perché quando hai il potere cambi atteggiamento rispetto a quando cerchi di ottenerlo, sia perché nessun presidente d’America ha mai cambiato nulla di nulla nella auto percezione di se stessa, della sua eccezionalità, appunto. Gli USA – ma anche i russi – hanno bisogno di una antagonista, di un nemico percepito, così è sempre andata, e così va (Pakistan e India, Israele e Iran, Coree, ecc).

Le Parole da che mondo è mondo servono in campagna elettorale, per ottenere voti, e quando hai una vision che si ferma poco dopo il cortile di casa tua, ti limiti a dire il contrario di quel che dice il tuo avversario, sfruttando gli umori e cercando di essere popolare, o populista. A meno che la storia delle influenze russe nelle elezioni non nasconda davvero il fatto che qualcuno possa tenere per le palle il roscio miliardario (a quel punto impeachment dietro l’angolo).

Adesso viene il bello, sopratutto per chi pensa che Trump – lungi dal riabilitare una come la Clinton, che per me è e rimane pessima – sia un rivoluzionario. Mi sto leccando i baffi, speriamo di non doverci leccare le ferite prima o poi. E speriamo di sbagliare

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