La Turchia di Erdogan e i democratici con la condizionale

Turchia. Probabile che sarò nuovamente impopolare, o magari frainteso. Ci provo lo stesso, come viene.

Che Erdogan stia veleggiando verso il totalitarismo ormai ci sono sempre meno dubbi. Che l’arresto dèi membri e leaders dell’Hdp sia ignobile – qualunque sia il loro grado di connivenza col Pkk – anche. Che Erdogan sia un incrocio tra Putin, Orban e Berlusconi (per la gestione del consenso e per la postura più o meno liberista) e’ chiaro. Ed anche per questo mi repelle, non certo perché è islamista, che può voler dire tante cose ma che ormai è diventato un brand del mercato della paura. Come al solito, peró, il problema sta nel pulpito da cui viene la predica, e nei doppi standard impliciti.

Sarò maligno, ma credo che se Erdogan non fosse a capo di un partito di ispirazione religiosa ne sentiremo parlare meno (tipo al Sisi, che sta raggiungendo mentre scrivo livelli inauditi di repressione, autoreferenzialita e autoritàrismo). Di “islamico” in quel che sta facendo il capo del Akp non c’è granché: c’è invece molto di autoritario, e di spiccatamente antidemocratico. Sembra però che a molti si drizzino le antenne solo per il primo aspetto, che è abbastanza evanescente.

Pare che per molti, troppi, la questione non stia nella violazione o nello spregio della democrazia, bensì in <<chi>> se ne faccia promotore: un politico islamista. Che se non lo fosse, molti invocherebbero la “stabilità”, l’autocrate dalla mano dura, che tiene a bada “popoli che amano l’uomo forte”. D’altronde in Turchia l’esercito ha sempre portato agilmente a termine – tranne che ultima volta – dei “colpi di stato democratici”, passati più o meno inosservati.

E allora, è abbastanza grottesco quando a stracciarsi le vesti per l’arresto di leaders accusati di avere legami con un partito terroristico (perché a molti – ribadito che l’arresto di Demirtas e compagnia è indegno – temo che sfugga cosa sia il Pkk, e Ocalan genera simpatia) sono gli stessi che invocano la forca per i partiti più o meno fascisti – o in certi casi meno recenti, più o meno comunisti -, o gli stessi che al tempo avrebbero rinchiuso qualunque leader comunista per ciò che facevano le Br (e i legami tra Pkk e alcuni politici del hdp sembrano essere più concreti di quelli tra pci e Br. Altro che “compagni che sbagliano”). Gli stessi che – non senza alcune ragioni – probabilmente invocherebbero la forca se la Padania, la Catalogna o chi volete si fossero armate. Dovete decidere, ragazzi. Se ci fossero state le milizie padane cosa avreste fatto con Borghezio (che già infastidiva a parole) ?

Oggi chi si indigna per il continuo ed evidente deteriorarsi della democrazia turca è in sostanza la stessa gente che inneggia ad Ataturk: che con i suoi profondi occhi blu era si, più o meno laico (e quindi non islamyco!), ma che mi risulta facesse vigere il Partito unico, notoriamente vessillo della democrazia. E che con le minoranze etniche non è che ci andasse proprio per il sottile.

Personalmente, il neo ottomanesimo di Erdogan – e parlo da laico – non è peggiore dell’ultraNazionalismo di Ataturk. E potremmo stare qui a discutere ore su quel che di buono per alcuni possono aver fatto entrambi, in un caso dal punto di vista socio economico e nell’altro da quello costituzionale.

La differenza per molti temo stia nel fatto che chi inneggia a Ataturk estrapola, celebrandola come un feticcio, la sua laicità da un quadro ben più torbido di ultra nazionalismo e di repressioni su basi etniche, di cui si ricorda bene invece quando è l’islamyco Erdogan a perpetrarle (peraltro in un periodo – che non giustifica, badate bene – in cui il terrorismo di matrice curda esiste eccome).

Perché in fondo in fondo, in linea di massima, stringendo un po’, per taluni democratici con la condizionale sarebbe meglio anti islamico e autoritario di semi democratico e islamista. Basterebbe dirlo, anziché sprecare fiumi di parole su una democrazia che non vi è mai propriamente entrata in testa.

Disclaimer: questa non è in alcun modo una difesa di Erdogan ma un invito a leggere la storia e ad approfondire il presente, cercando di non isolare i fatti come fossero argomenti separati dagli altri a camere stagne. Ma è soprattutto una riflessione sulla asimmetria delle reazioni, che contribuisce a farmi domandare, una volta di più, quanto e a chi interessi davvero la tenuta della democrazia, e quanto dopo venga rispetto alla fuorviata percezione di un supposto scontro di civiltà.

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