Un pensierino fugace sulla “riforma” nell’Islàm

Innanzitutto è necessario precisare che:

Ayan Hirsi Ali
Ehsan Jami
Sultan al Qassemi
Ali A. Rizvi
Salman Rushdie
Mohammad Hegazy
Loubna Berrada

per citare i più conosciuti, NON sono (più) musulmani, sono anzi in gran parte atei. Non possono, quindi, esser presi per rappresentanti di alcun “islam moderato”, né tanto meno per i futuri protagonisti della cosiddetta “riforma” dell’islam, che sempre più persone invocano.

Non è un riformatore – ma credo non ci sia bisogno di dirlo – il presidente egiziano Abdel Fattah al Sisi, checché ne dicano i Ferrara, i Panella, i soliti ciarlatani insomma.

Poi, in caso, si può parlare di riforma, sempre tenendo presente che una “Riforma” (non so, tipo quella di Lutero, che però non è che fu proprio pacifica e vissuta con serenità, oltre al fatto che Lutero in sè non è che fosse un angelo, anche tralasciando la storia dell’antisemitismo.. i contadini tedeschi del tempo ne sanno qualcosa) nell’islàm necessita anzitutto di una risposta ad un quesito fondamentale:

chi minchia dovrebbe guidarla, dal momento che non c’è un Papa, non c’è un clero con potere di magistero unico sui fedeli, e non c’è un potere centrale che rappresenti terzi più di quanto non rappresenti se stesso? Come si chiedeva qualche tempo fa Mehdi Hasan, a quale porta di quale Moschea o di quale istituto, un “riformatore” islamico dovrebbe affiggere le sue 95 tesi? E chi dovrebbe leggerle, e per conto di chi altro?

Sarebbe già difficile sparigliare nel mondo sciita, il 15% del mondo musulmano, dove in teoria esistono autorità più o meno clericali (ma non un Papa e nemmeno un capo assoluto), e dove esiste anche un’altra netta divisione politica tra chi si oppone alla crescente egemonia iraniana e alla legittimità del vilayat-e-faqih, chi invece la condivide e ci vede un esempio. C’è Al Sistani, che la pensa molto differentemente da Khamenei. C’è un Mesbah Yazdi, matto come un cavallo, ma c’è anche gente come un Golpaygani (che peraltro va per il 98 anni). Personalità diverse che concepiscono soprattutto la politica, poi la Shia, e in parte l’islàm, in modo diverso.

E’ sbagliato continuare a paragonare monoteismi diversi. “Il Cristianesimo ha diviso fede e ragione”, “il Cristianesimo è più moderno”, e altre amenità diffusesi in modo graduale e sotterraneo. E poi occhio, che in teoria una “riforma” islamica – limitata alla Penisola arabica in un momento geopolitico particolare – ha prodotto l’Arabia Saudita con il suo wahhabismo di Stato. E temo in generale che nel mondo globalizzato una riforma possa essere guidata o “venduta”, promossa, solo da chi detiene il maggior numero di denari. Come al solito, come in tutto.

E indovinate un po’, amici miei, chi è che eventualmente si offrirebbe di investire dei soldini per “guidare” una qualsivoglia Riforma, pubblicizzarla, universalizzarla (sempre per assurdo eh, vedi sopra)…..

Forse sarebbe la volta buona che il wahhabismo saudita si appropria dei diritti d’autore della parola Islàm, in toto,e se ne fa unico rappresentante. E noi, a quel punto, potremmo ripetere in coro – senza doverci sentire, come dovrebbero quelli che ora lo fanno, dei beoti – che “l’Islam è il problema”.

No, niente riforma dai. Riformiamo il nostro sistema di percezioni piuttosto, e studiamo con l’obiettivo di capire, non per ricercare conferme a pregiudizi.

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