Lettera di un “buonista” agli islamofobi

Vorrei sapere in concreto, da coloro che forti di un paio di letture divulgative sull’islam si lanciano a pesce in conclusioni sociologiche, quale sarebbe l’alternativa al “dialogo con i musulmani”, moderati o meno, visto che escludono che esista un “islam moderato” e visto che escludono vi possa essere un dialogo con chi si rivendica musulmano nella sua interezza? Quale sarebbe? Chiedere ai musulmani di smettere di esserlo? Ucciderli tutti? Ditemelo, con la vostra consueta linearità.

Vorrei una risposta concreta da chi non ammette sfumature, da chi reputa chi vuole capire “buonista”, da chi ha capito tutto, da chi è certo di cosa sia l’islam e quanto “moderato” possa essere. Se non ci sono sfumature, se c’è il giusto e lo sbagliato, me lo dite voi cosa opponete al dialogo con un mondo che cresce a questi ritmi? Una soluzione ce l’avrei: sparite tutti voi, così i musulmani – moderati, non moderati – non cadranno nell’errore di confondervi per interlocutori.

I musulmani moderati – per l’ennesima volta – non solo non esistono, ma sono una categoria priva di senso, che spesso utilizzano gli stessi musulmani per tranquillizzare, stretto nell’angolo dalla caccia alle streghe (scusate lascara pacatezza ma per dire il mio professore di arabo algerino, nel giro di una settimana, è stato portato due volte in commissariato senza alcun motivo, per poi essere rilasciato dopo 2-3 ore). Un musulmano è un musulmano e l’islam è un sistema di valori a cui si ispira a diversi livelli: poi, quel musulmano è anche una persona, che se ha problemi di N generi la cosa si rifletterà anche nel suo modo di vivere la religione, la vita. In Iran sono molto conservatori: eppure perché non ammazzano gli infedeli? Perché ci sono più chiese a Teheran di quante moschee ci siano in tutta italia?

Un musulmano “moderato”, se dobbiamo per forza usare questo termine, è un musulmano (una persona) pacifico, cioè che non ritiene giusto o opportuno imporre o combattere per una idea di organizzazione sociale e politica della società. Tecnicamente, un salafita tunisino è un moderato (come lo è un fascista che però non ha alcuna intenzione di rimettere in piedi il PNF, e se ne sta tranquillo dove sta, con i suoi valori e le sue rigidità), perché nella sua condizione quietista, auto emarginandosi dalla vita pubblica e ghettizzandosi in ambienti che percepisce come “puri”, non da fastidio a nessuno. Ha le sue regole di condotta, punto. Possiamo discutere se siano giuste e possiamo discuter(lo) nel momento in cui il salafita queste regole vuole renderle universali, ma finisce lì.

Dal punto di vista religioso, cosa era Salah Abdeslam? Un moderato, secondo i criteri di alcuni. Cioè: un ragazzo che beveva, spacciava, scopava ecc. Ora: un ragazzo del genere non sarebbe percepito come musulmano in nessun paese a maggioranza musulmana. Bere e fumare a parte, un musulmano è perlomeno uno che adempie ai cinque pilastri della fede. E gran parte dei ragazzi “sradicati” delle banlieu, o del lungomare di Nizza, a pregare in vita loro non sono mai andati. Fanno i piccoli criminali, e la radicalizzazione dipende da una esigenza di sentirsi realizzati, parte di qualcosa, di una banda, di un movimento o addirittura un novello Stato. Un tempo sarebbero finiti in movimenti politici diversi, ma le ideologie sono ormai morte.

E’ fuorviante questa storia dei musulmani moderati, perché temo che implicitamente si intenda “musulmani che rinuncino a essere musulmani”.

I profili dei foreign fighters e dei matti protagonisti di attentati in Europa sono diversificati ma quasi nessuno è quello di un tipico “musulmano devoto, che non beve non fuma non si droga e picchia la moglie” (ovviamente questa è la definizione macchiettistica, universalmente accettata): sono quasi sempre ragazzi come tanti, magari in condizione di disagio per N motivi, ma insomma ragazzi pienamente calati nella cultura consumistica e individualistica. Altro che Umma mondiale.

Continuare ad assecondare questa stupida narrazione letteralista non fa altro che fare il gioco dei wahhabiti: che appunto, al pari di alcuni islamofobi nostrani, reputano il “vero islam” quello espunto letteralmente, acriticamente e in modo decontestualizzato dal Corano. Senti i cyber imam di Ryad che dicono “i veri musulmani ammazzano gli infedeli!”; e poi senti l’esperto di turno che dice “è vero, il Corano lo dice, quindi hanno ragione”, e non si accorgono di quanto ammazzino la comprensione.

Il Corano è un testo non solo interpretabile ma perlopiù di carattere storico o semi-storico, per cui ad esempio, il concetto di uccidere i pagani e gli ebrei deriva da una condizione del tempo del Profeta, e non da antisemitismo o da settarismo “fisiologico”: cioè che gli ebrei si allearono con i Quraysh per combattere la nascente comunità islamica, che appunto da lì iniziò una guerra senza quartiere (anche se ci fu anche un patto di non belligeranza proposto agli ebrei dallo stesso Muhammad) contro essi. Una disputa politica, in un tempo in cui peraltro la guerra era cosa normale.

Cosa fanno quelli dell’Is, o i wahhabiti? Prendono il passo con scritto “uccidete gli ebrei” e lo trattano come vero sempre e in ogni momento, con tutto ciò che ne consegue, nella continua, antistorica, utopistica pretesa di ricreare la stessa società del deserto di 1400 anni fa, ripetendone pedissequamente azioni, frasi, percorsi.

Gente che a volte fa ridere non solo i musulmani ma gli stessi religiosi: qualche settimana fa quel matto di Anjem Choudary (“l’imam di londra”, lo chiama qualcuno…) ha detto ad una tv araba che è giusto fare la guerra da bambini perché il figlio di un amico del Profeta, secondo un hadith che conosce solo lui, era andato in guerra a 8 anni (la cosa era più articolata la sto riasssumendo); è stato umiliato in studio, dai conduttori arabi e musulmani che gli chiedevano dove avesse letto una roba del genere. E Choudary, poverino, stava lì nell’angoletto ad annaspare, mentre in un talk show nostrano avrebbe zittito tutti. E’ un continuo: questa gente qua gode nel vedere che creduloni nostrani dicano “ahh vedi, quello è l’islam. Lo dice il Corano!”.

Ma il Corano NON è l’islam, non lo esaurisce (e di per se stesso non ha quasi nulla di normativo). Loro lo sanno, e se ne approfittano, arrivando non solo a stravolgere il senso delle parole, a prendere hadith per credibili o forti quando sono inventati o deboli (secondo le catene di trasmissione)…si spingono fino a evitare lo sforzo di capire e riprodurre direttamente le “situazioni” che si erano create al tempo: come a dire, dovremmo rinunciare alla Tv (era quello che facevano i talebani) perché al tempo del Profeta non esisteva. Follia, malattia mentale. Non islam.

Questa gente al mondo è relativamente poca, ma ha una visibilità enorme, enorme, grazie ai soldi a disposizione di tutti i programmi tv e radio condotti da imam wahabitit da Doha, Ryad, Jeddah e dove volete, in grado di arrivare nelle tv dei musulmani anche in Indonesia.

E voi, islamofobi ed esperti dell’ultim’ora, non fate che dargli ragione ogni giorno di più. E tutto, perché non avete voglia di sforzarvi ad andare oltre al significato letterale. Esattamente lo stesso problema che hanno analfabeti criminali travestiti da musulmani.

La parola più pronunciata nel Corano, dopo Allah, non è “jihad” o altri paroloni di cui vi sporcate sempre la bocca per qualche click in più: è “ilm”, che significa conoscenza.

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