Hollande e l’atto di guerra

Hollande ha parlato di “atto di guerra” da parte dell’Is, e spero sia cosciente, da grande statista (sono ironico), del fatto che un “atto di guerra” lo dichiarano solo gli Stati sovrani. E quello che sta tra Siria e Iraq non lo è, a meno che Hollande non intenda legittimarlo ulteriormente. L’isis è certamente più vicino ad una società off-shore saudita che a un Paese.

Ma anche qui: vedo che da un po’ è partito il mood saudita, per cui abbiamo la soluzione: arrestiamo tutti gli al Saud, uccidiamoli, rinchiudiamoli.

E invece, forse non è chiaro è che:

– Ryad ha sostenuto gruppi succedanei o “incubatori” dell’isis, in maniera anche ufficiale, certo. Ma lo ha fatto d’accordo con Washington, fino agli anni ’90 e a cavallo del 2000. C’era la minaccia comunista, prima, e poi quella iraniana, e poi quella di Saddam, oltre a varie di minor o maggior rilievo, a seconda del momento storico.

– Oggi è dunque tardi per i j’accuse a quelli che ci forniscono il petrolio, o a quelli che hanno salvato banche in tutto l’occidente durante la crisi economica del 2007-2008.

Ed è tardi perché non è l’Arabia Saudita, oggi, a finanziare l’Isis, come non è il Qatar: entrambe sono minacciate direttamente dall’Isis, che punta a sostituire anche la monarchia degli al Saud.

Sono i privati a finanziare l’Isis, quella pletora di principi e principini – o dei loro amici dei loro amici – con un patrimonio personale che nemmeno la somma di tutti quelli del mio albero genealogico.

Sono probabilmente persone rintracciabili, a cui i servizi segreti non solo americani potrebbero arrivare con estrema facilità, penso, perché non c’è un privato al mondo che non sia rintracciabile, vista anche l’epoca orwelliana in cui viviamo.

Il problema, però, temo, è che non è possibile arrestare una persona con cui si hanno dei debiti, monetari o non monetari. Una persona che, se con una mano ha finanziato gli animali dell’Isis, con l’altra ha contribuito a ricapitalizzare istituti bancari come Ubs, Barclays, Citygroup. Un bel casino eh.

Anche per questo – e anche perché gli uomini di al Baghdadi non aspettano altro che boots on the ground da parte di paesi occidentali, per ucciderne quanti più possibili – credo sia opportuno, o meglio inevitabile ormai, coordinare sforzi militari (che non devono essere gli unici) con Russia, Iran e Hezbollah. Gli ultimi due, Pasdaran e Hezbollahi, assieme ai curdi iracheni, sul campo. Gli altri, con la Russia e gli Usa a guidarli, a compiere strike di copertura.

Ma non ci illudiamo che Daesh si sconfigga militarmente, perché prenderemmo un granchio: i terroristi, quando sono tanti e si riproducono in fretta, non si sconfiggono uccidendoli, ma distruggendo le ragioni che li spingono ad essere tali, ad arrivare ad essere disposti a morire piuttosto che vivere.

Una guerra non ha mai messo fine a un’altra guerra, diceva il grande T.T. E non solo.

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