Dolorose sortite alla Feltrinelli

Non so ancora in base a quale tipo di considerazione – anche se qualche risposta la avrei – la Feltrinelli di largo Argentina da qualche tempo espone alcuni libri “a tema”, accanto alla colonnina in cui sono in bella mostra i titoli più venduti del mese.

Come ampiamente immaginabile, i libri “a tema” riguardano temi attuali, che in un determinato momento sono sulla bocca di tutti.

In questo periodo, che dura ormai da un po’, questo spazio è occupato dal generico tema “islàm”: come capirlo, come studiarlo, analizzarlo, vivisezionarlo, eventualmente denigrarlo (un mestiere a sè stante).

Che la cultura media in italia sul mondo islamico sia ai minimi storici non è un mistero: credo che ciò sia attribuibile a più fattori, i cui effetti si sono manifestati nel corso degli anni.

Uno di questi, una minima porzione, però, credo sia anche figlio delle scelte della Feltrinelli, che appunto “suggerisce” titoli a loro avviso utili alla comprensione di determinati argomenti: tra i titoli “irrinunciabili” per la comprensione dell’Isis e poi dell’islàm (improvvidamente e frequentemente correlati) figurano i libri di Maurizio Molinari (con il suo dotto “Il califfato del terrore”, roba da intenditori), quelli di Domenico Quirico (“Il paese del male”, cioà la Siria, e “Il grande califfato, anch’esso per veri intenditori sociopatici”), quello surreale di Loretta Napoleoni (Isis, lo stato del terrore), quello di Michel Houellebecq chiamato “Sottomissione”, e vari libri della Fallaci, tra cui La Rabbia e l’orgoglio, o anche peggio.

Insomma, un bel quadretto. Se però ci si sposta un attimo dalla colonnina dei trendtopics e si prova timidamente ad avvicinarsi al reparto “religione” o anche solo a quello più divulgativo “Medioriente”, si scopre che nel frattempo è stato tradotto in italiano un altro libro, uscito quasi 10 anni fa.

Si chiama “Non c’è Dio all’infuori di Dio”, e l’autore è un grande Reza Aslan. Aslan, studioso delle religioni ma anche piacente divulgatore e gradito ospite nei talk show, è abbastanza celebre negli Stati Uniti per le sue diatribe con i vari neo con d’America, per il suo contrasto dell’islamofobia e per la sua attenta opera di dialogo interreligioso.

Ha scritto anche una biografia su Gesù, per la quale una volta, in una trasmissione di FoxNews, si vide incalzare dalla conduttrice che continuava sospettosa a chiedergli: “Ma perché un musulmano dovrebbe scrivere una biografia di Gesù? Perché non di Muhammad?” (Aslan ha scritto anche su Muhammad, peraltro, ndr), assolutamente non curante del fatto che Aslan continuasse a precisare di aver scritto la biografia come “studioso delle religioni”, non come “musulmano”. Vabè, divagazione.

Il punto è questo: quando mi chiedo i motivi per cui siamo così miserabilmente ignoranti sul mondo islamico e prede così facili da acciuffare da parte di chi fa della diffusione di odio e settarismo un mestiere, mi fermo a Feltrinelli. E capisco.

Guardo la colonnina dei libri “trend” e vedo nugoli di persone che si accalcano e commentano “Ah, leggiamo la Fallaci, che aveva capito tutto già 15 anni fa”; oppure, “Ue, compra Quirico, uno bravo. No no, è meglio quello di Molinari, che viveva a Gerusalemme. Ne sa”; ma anche “Oh sto islam bisogna capirlo è, io ho paura amo’. Compriamo Carlo Panella (autore di “Piccolo atlante del jhad”, per dissociati, e “Ayatollah atomici”, per schozofrenici) e i suoi libri neri”.

Poi, in preda allo sgomento, con le lacrime agli occhi e un incedere sempre meno baldanzoso, mi avvicino al reparto “religioni”. E vedo lì Reza Aslan, a marcire. Sempre le stesse tre copie. Vedo anche due edizioni del Corano, sempre lì al loro posto, così come alcuni titoli di ottimi storici e orientalisti, anche italiani. C’è della polvere, sopra.

Chiedo spiegazioni, visto che il libro di Aslan è alla quarta ristampa e nel 2005 fece un successo enorme negli Usa. Un libro accessibile a TUTTI, scritto da uno studioso delle religioni in buona fede e che si è servito di riferimenti solidi per chi volesse poi approfondire autonomamente. Mi si risponde che è una scelta della Feltrinelli, non basata su previsioni di vendita ma solo su ragioni di opportunità.

Colgo così l’opportunità per andarmene. Passando davanti alla colonnina dei trend, sento dire, familiarmente, “Ah la Fallaci, aveva capito tutto lei”. E’ un incubo. Voglio morire nel primo pomeriggio

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