L’Iran e l’Olocausto: oltre le fandonie

Il ministro delle finanze israeliano Yair Lapid – financo lui – ha rimproverato la delegazione israeliana all’UnGa per aver – come ogni anno – lasciato la sala durante il discorso del presidente della Repubblica islamica d’Iran, Hassan Rowhani.
Peraltro Rowhani ha citato l’Olocausto – (de)qualificandolo una volta per tutte come un crimine disgustoso – e a fine speech ha letto un versetto di una sura del Corano dove si nomina la Torah.
Questo sempre premettendo che la questione del riconoscimento dell’Olocausto e del trattamento degli ebrei non si pone in Iran, se non ci limita alle opinioni di un ultraconservatore come il predecessore di Rowhani, Ahmadinejad. Le opinioni di Ahmadinejad hanno certamente dei punti in comune con quelle dei fascisti qui in Italia, ma mi pare pretestuoso considerarle rappresentative di quelle di un paese.
Il fatto che Rowhani abbia citato l’Olocausto secondo me non rappresenta ‘una svolta’ come dicono molti, visto che la costituzione dello Stato di Israele, il sionismo e i rapporti tra Iran e Stato ebraico nulla hanno a che vedere con la religione ebraica, ma molto con la politica e l’imperialismo.
In Iran – pochi lo ricordano – vive la comunità ebraica più ampia di tutta l’Asia centrale e il medioriente, dopo quella uzbeka e ovviamente quella che risiede in Israele. Gli ebrei hanno un seggio in parlamento e si sono schierati volontariamente (nessuno ha chiesto il loro appoggio, che nn serve) con l’estabilishment iraniano, sia per quanto concerne la Siria che il programma nucleare che, sopratutto, il modo di vedere la condotta politica dello Stato israeliano. Il problema dell’Iran con Israele è politico, ma ha ovviamente radici storiche.
Poi aggiungerei una cosa. Ci scandalizziamo ogni volta che qualcuno parla di olocausto o prova a fare il revisionista. Personalmente, nn ho mai messo in dubbio ne’ l’olocausto ne’ il numero di vittime, perchè sono europeo e conosco una certa narrazione della storia, la nostra: quella che ha visto gli Europei – carnefici e complici – concepire una simile barbarie, del cui senso di colpa non riusciamo a liberarci.
I popoli che vivono a est di Istanbul, con la nostra narrazione della storia nn hanno nulla a che fare. Ne hanno un’altra, e noi siamo talmente etnocentrici da nn riuscire a capire che il peso sulle memorie e sulle coscienze degli iraniani di un evento come l’olocausto non potrà MAI essere lo stesso di quello su quelle di noi europei.
Il problema degli iraniani, e non solo, riguarda il Sionismo, che è una ideologia politica, e le modalità con cui Israele è stato fondato e quelle con cui vengono violati i diritti più elementari di migliaia, milioni di palestinesi. Il Sionismo. Non l’Ebraismo, che è considerata una delle tre religioni del Libro e che in Iran – ma non in Arabia Saudita, alleata di Usa e Israele – è praticata liberamente.
L’Olocausto lo abbiamo creato noi. E’ roba nostra. La nostra vergogna. Ma buona parte dei suoi effetti collaterali li abbiamo trasferiti altrove. E sobbalziamo se qualcuno che ha letto un’altra Storia, un’altra geografia non mostra lo stesso sgomento, lo stesso pentimento (per cosa?) la stessa tristezza per eventi verificatisi a migliaia di kilometri da lui, in epoche in cui oltretutto era impegnato a respingere tentativi di colpi di Stato e + generalmente l’imperialismo. Eventi per cui nn ha colpe.
Chiediamo agli iraniani di mostrare sincera tristezza per l’olocausto, un evento a loro estraneo, ma non siamo in grado nemmeno di chiedere scusa per tutti i massacri, le umiliazioni, le aggressioni che abbiamo compiuto NOI STESSI come Occidente – direttamente o indirettamente – ai loro danni, dal bombardamento coi droni al colpo di stato, passando per l’umiliazione dei palestinesi, l’abbattimento di aerei civili iraniani, le guerre di qua e di là per il controllo delle risorse, le armi chimiche usate contro l’Iran attraverso Saddam, a potrei continuare per un’altra pagina. Chiediamo “sincero pentimento”, “cooperazione”, “moderazione”. Ma facciamo ridere. Questo non è solo doppio standard, è molto di più. E prima o poi lo capiremo, che non siamo il centro del mondo.